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Luisa Rabbia
Incubatrici
, 1997
silicone, suono (battito del cuore)


Luisa Rabbia
Una maschera per ascoltare, 1998
fotografia, silicone, dim. variabili


Giovanna Ricotta
Cena virtuale, 1998
materiali vari (veduta della performance)

Giovanna Ricotta
Cena virtuale, 1998
materiali vari (veduta dell'installazione)



Bello impossibile
Gerd Holzwarth, Luisa Rabbia e Giovanna Ricotta

a cura di Alessandra Galasso

31 marzo - 30 aprile, 1998


Fiumi di inchiostro sono stati versati e un numero infinito di mostre sono state organizzate negli ultimi anni sul tema del corpo: il corpo post-umano, il maschile e il femminile, il corpo virtuale, quello transgender, quello cyborg, quello tatuato e quello con il piercing... e il fenomeno non accenna a diminuire.

Al di là di meri fenomeni stagionali di moda, dei media, della produzione discografica e di quella editoriale che hanno il costante bisogno di procurarsi nuove audiences (che è poi come dire nuovi consumatori), l'attenzione incessante e ossessiva intorno al corpo nasconde altro.
Nella società contemporanea i tentativi di addomesticare, controllare, programmare e soprattutto mercificare il corpo sono così violenti e costanti che un gran numero di artisti ha eletto il corpo il centro delle proprie ricerche estetiche. Non c'è da stupirsi se la maggior parte fra questi sono donne, perché è proprio il corpo delle donne (niente di nuovo sotto il sole) il terreno prediletto di numerose battaglie futuristiche. Ciò che tuttavia questi artisti hanno in comune (uomini o donne che siano) è il tentativo di riappropriarsi del proprio corpo e di utilizzarlo come strumento di ricerca estetica e intellettuale. Essendo percepito come qualcosa fuori da sé, con un approccio che ricorda le esperienze extra-corporali, gli artisti analizzano il corpo, lo sviscerano e se ne riappropriano per restituire a se stessi, e al mondo, nuovi significati.

La mostra, che presenta opere inedite, comprende una dia-proiezione di Gerd Holzwarth (classe 1970) dal titolo Love Bites, morsi d'amore o l'amore morde, come suggerisce il titolo in inglese. "Niente tende ad aumentare l'amore come gli effetti di segnare (il corpo) con le unghie e i denti" si legge nel Kamasutra. Tracce dunque come segni di appartenenza oppure il tentativo di risvegliare un corpo anestetizzato che non riconosciamo più nostro?

Luisa Rabbia (classe 1970) presenta Una maschera per ascoltare, una serie di opere accompagnate da immagini che ritraggono l'artista mentre indossa una maschera. Scomparsi tutti i tratti somatici e gli orifizi -ad eccezione di due fori all'altezza del naso- ciascuna maschera ha un singolo orecchio il cui calco è stato ricavato da un'altra persona. Uno scambio genetico che allude a uno relazionale. Al suolo Incubatrici, sculture antropomorfe in cui maschere/volti sono collegati direttamente a ventri/incubatrici. Inquietante presagio di come ci riprodurremo in futuro?

Infine Giovanna Ricotta (classe 1970) presenta Cena virtuale, una performance in cui tre personaggi femminili seduti intorno a un tavolo, ordinano cibi da indossare e oggetti da mangiare. Poiché se 'siamo ciò che mangiamo' può valere anche il contrario. Come in altre sue opere, l'artista porta ciò che sta fuori a una dimensione interna nel tentativo di riappropriarsi della sua identità.

Organizzato nell'ambito dell'attività per il Progetto Giovani del Comune di Milano


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last update 12-10-2011