21 settembre - 13 ottobre 2000
Pino Modica, Interni

Il fronte dell'invito

"Nel 1985, all’epoca dei suoi esordi, Pino Modica realizzò un video della durata di 7/8 minuti intitolato Rilevazioni estetiche. Una domenica l’artista aveva installato nel prato antistante la Torre di Pisa uno strumento di sua concezione – il Rilevatore estetico – apparentemente atto a misurare il grado di inclinazione. In realtà lo strumento celava al suo interno una telecamera che veniva attivata da un interruttore a campo magnetico ogni qualvolta qualcuno accostava l’occhio all’oculare. Il video Rilevazioni estetiche risultava quindi dalla semplice giustapposizione delle sequenze girate da “operatori” casuali e del tutto inconsapevoli.


Dal 1998, per l’opera Interni, presentata nel corso di questa mostra, Modica è tornato nuovamente a realizzare dei video. Ad  alcuni nuclei familiari è stato chiesto di ospitare per quindici giorni, nelle loro abitazioni e nella stanza indicata come maggiormente “vissuta”, una telecamera fissa racchiusa all’interno di una scatola in materiale plastico.
Il funzionamento, che non veniva illustrato agli ospiti per evitare di condizionarne il comportamento, era regolato da un sensore che avviava riprese della durata di 10 secondi, ogni volta che i rumori ambientali superavano una certa soglia di intensità. Nella pratica, tuttavia, questo meccanismo di attivazione ha parzialmente dimostrato una strana autonomia rispetto al parametro sopra descritto, incrementando il carattere a random delle riprese. I cortometraggi così realizzati maturano quindi una serie di scene prelevate direttamente dalla vita quotidiana dei nuclei familiari che hanno accettato  di ospitare lo strumento. Tutto il “girato” è presentato integralmente, senza tagli o rimaneggiamenti operati in sede di montaggio.


Da Rilevazioni estetiche a Interni, la ricerca degli spunti di originalità, che si manifestano nella ripetizione solo apparentemente uguale a se stessa dei rituali quotidiani, evolve verso scenari comportamentali molto più complessi di quelli innescati dalla pur problematica interazione con uno strumento di rilevazione non del tutto congruo alla sua funzione apparente.
Nell’opera Interni l’artista rinuncia anzi del tutto ad introdurre nella sfera del quotidiano un oggetto-problema al fine di indurre comportamenti “estetici” intesi come azioni ridondanti rispetto alla mera economia esecutiva di un compito quale stirare, apparecchiare la tavola, ecc. – mettendo a fuoco quelli che spontaneamente si producono in condizioni perfettamente normali.
Anche l’induzione di comportamenti coatti esercitati dalla consapevolezza di essere ripresi da una telecamera sembra avere in Interni una incidenza molto circoscritta e facilmente identificabile. Ciò sia perché è praticamente impossibile vedere o solamente avvertire l’attivazione della telecamera, in quanto la stessa è chiusa all’interno della scatola, ed anche perché non è possibile mantenere il controllo delle proprie azioni ventiquattro ore su ventiquattro, stando nell’intimità rassicurante del proprio ambiente, infatti le persone sembrano dimenticare molto rapidamente la presenza dello strumento.
La scena dell’opera appare quindi adesso del tutto sgombra dalla presenza di manufatti a cui possa essere attribuito in proprio lo statuto di oggetti d’arte. Sin qui il progetto dell’artista. A margine c’è da notare che i tre cortometraggi, concepiti come elementi di un’opera unitaria, nel cui ambito possono essere posti a confronto schemi di azioni che si ripetono nei vari scenari familiari, assumono una inattesa autonomia.
È questo in particolare il caso di Nathalie, il “corto” relativo ad una persona che vive da sola, in cui il girato sembra declinarsi spontaneamente secondo la scansione ritmica ed il linguaggio di un’opera filmica vera e propria".


Domenico Nardone

Il retro dell'invito