Alberto Scodro, Spannung

12 - 30 marzo 2013
a cura di Simone Frangi

"Nel 1985 Didier Anzieu pubblica Le Moi-peau, testo cruciale della psicoanalisi, in cui un'inedita quanto misteriosa struttura psicosomatica, l'io-pelle, viene suggerita come griglia di decodificazione di meccanismi e metastasi psicologiche dell'uomo. Lo strato epidermico del corpo umano, nella sua doppia funzione di contenente compressivo e di luogo di scambio, contatto e dialogo, viene elevato ad identità. Sarebbe proprio quella frontiera, quella soglia, che ci espone e ci protegge, a descrivere la nostra individuazione. Sarebbe quell'involucro molle, messo in tensione dall'interno dai nostri organi, a fornirci il sostegno, più dei nostri muscoli e del nostro scheletro. Con lo stesso approccio ermeneutico, Alberto Scodro (Marostica, 1984) si avvicina allo spazio espositivo di Viafarini in Fabbrica del Vapore, repertoriando le relazioni vitali che esso intrattiene con l'ambiente, le sue dinamiche di sopravvivenza, i suo sfoghi esterni e i suoi muti dialoghi strutturali; ne analizza le tasche e le cavità interne, i riempimenti, le porosità, i livelli di osmosi e gli scambi analogici tra interno ed esterno. Con un approccio anti-terapeutico, Scodro mira a implementare i nuclei tensivi dello spazio senza risolverli, trasferendoli eventualmente a un livello di tensione superiore. Attraverso un lavoro installativo al limite del parassitario - che utilizza come modalità operativa un equivalente della tecnica narratologica della Spannung - Scodro sostiene le tensioni e le torsioni già accennate naturalmente dalle architetture e le inasprisce, inglobandone il sottotesto estetico e simbolico.

Una finestra catatonica che si apre ossessivamente al passare incessante dei tram, spalancando lo spazio a un inquinamento sonoro che andrebbe vanificato. Un ceppo duplicato nello spazio espositivo, in un'istallazione che replica la forza assertiva di un mortaio. Un ultimo intervento, che procedendo all'occlusione temporanea di quasi tutti gli sbocchi dello spazio espositivo verso l'esterno, ne incrina la funzionalità e ne mette in discussione l'unità.

Spannung si rivela come un esperimento espositivo respingente, repulsivo, mosso però internamente da un fascio di attrazione. Presentando, in modo quasi impercettibile, un processo dinamico che potrebbe risolversi in senso costruttivo o in senso distruttivo, Scodro si adegua e si appoggia a quelle condizioni della trasformazione e della metamorfosi già accennate dallo spazio che lo ospita. Rendendo però tale trasformazione trattenuta, canalizzata, simile a un lavorio sotterraneo. Un puro esordio, posizionato ancor prima dell'inizio e mai tradotto in un risultato. In uno stato di semi-stasi, che catalizza energie senza ancora direzionarle, Spannung congela in un unico luogo diversi processi di dissipazione e li rafforza reiterandone l'avvio, senza mai lasciarli sfogare.
Lo spazio fisico si traduce in spazio atmosferico e si carica di una sottile indecisione, come quella propria alle operazioni oscure nel loro significato a estremamente chiare nel loro senso."

Simone Frangi

Alberto Scodro (Marostica, 1984). Tra il 2009 e il 2010 è stato tra gli assegnatari degli atelier della Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia. Tra le mostre personali: Werkbank, Lana, Bolzano (2013); Villa Dalegno, Villa Dalegno, Brescia (2012); Lete, Spazio privato, Padova (2011); Verso, Monastero Bormida (2011); Fune, Spazio Monotono, Vicenza (2010); Alberto Scodro, Agricultural Centre, Pechino (2010); Cardine, Teatro Instabile, Napoli (2008). Ha esposto inoltre in mostre collettive presso Fondazione Bevilacqua la Masa (Venezia), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino); S.A.L.E Docks (Venezia), A + A Centro Espositivo Sloveno (Venezia), Forte Marghera (Venezia); Galleria Zak (Siena), MLAC (Roma), Viafarini (Milano); Cuulturecentruum (Bruxelles).

Con il contributo di Fondazione Cariplo e Gemmo e il supporto di Bonotto SpA e MUBRE costruzioni


Articolo di Gabi Scardi su Domus

Alberto Scodro, Spannung

12 - 30 marzo 2013
a cura di Simone Frangi

"Nel 1985 Didier Anzieu pubblica Le Moi-peau, testo cruciale della psicoanalisi, in cui un'inedita quanto misteriosa struttura psicosomatica, l'io-pelle, viene suggerita come griglia di decodificazione di meccanismi e metastasi psicologiche dell'uomo. Lo strato epidermico del corpo umano, nella sua doppia funzione di contenente compressivo e di luogo di scambio, contatto e dialogo, viene elevato ad identità. Sarebbe proprio quella frontiera, quella soglia, che ci espone e ci protegge, a descrivere la nostra individuazione. Sarebbe quell'involucro molle, messo in tensione dall'interno dai nostri organi, a fornirci il sostegno, più dei nostri muscoli e del nostro scheletro. Con lo stesso approccio ermeneutico, Alberto Scodro (Marostica, 1984) si avvicina allo spazio espositivo di Viafarini in Fabbrica del Vapore, repertoriando le relazioni vitali che esso intrattiene con l'ambiente, le sue dinamiche di sopravvivenza, i suo sfoghi esterni e i suoi muti dialoghi strutturali; ne analizza le tasche e le cavità interne, i riempimenti, le porosità, i livelli di osmosi e gli scambi analogici tra interno ed esterno. Con un approccio anti-terapeutico, Scodro mira a implementare i nuclei tensivi dello spazio senza risolverli, trasferendoli eventualmente a un livello di tensione superiore. Attraverso un lavoro installativo al limite del parassitario - che utilizza come modalità operativa un equivalente della tecnica narratologica della Spannung - Scodro sostiene le tensioni e le torsioni già accennate naturalmente dalle architetture e le inasprisce, inglobandone il sottotesto estetico e simbolico.

Una finestra catatonica che si apre ossessivamente al passare incessante dei tram, spalancando lo spazio a un inquinamento sonoro che andrebbe vanificato. Un ceppo duplicato nello spazio espositivo, in un'istallazione che replica la forza assertiva di un mortaio. Un ultimo intervento, che procedendo all'occlusione temporanea di quasi tutti gli sbocchi dello spazio espositivo verso l'esterno, ne incrina la funzionalità e ne mette in discussione l'unità.

Spannung si rivela come un esperimento espositivo respingente, repulsivo, mosso però internamente da un fascio di attrazione. Presentando, in modo quasi impercettibile, un processo dinamico che potrebbe risolversi in senso costruttivo o in senso distruttivo, Scodro si adegua e si appoggia a quelle condizioni della trasformazione e della metamorfosi già accennate dallo spazio che lo ospita. Rendendo però tale trasformazione trattenuta, canalizzata, simile a un lavorio sotterraneo. Un puro esordio, posizionato ancor prima dell'inizio e mai tradotto in un risultato. In uno stato di semi-stasi, che catalizza energie senza ancora direzionarle, Spannung congela in un unico luogo diversi processi di dissipazione e li rafforza reiterandone l'avvio, senza mai lasciarli sfogare.
Lo spazio fisico si traduce in spazio atmosferico e si carica di una sottile indecisione, come quella propria alle operazioni oscure nel loro significato a estremamente chiare nel loro senso."

Simone Frangi

Alberto Scodro (Marostica, 1984). Tra il 2009 e il 2010 è stato tra gli assegnatari degli atelier della Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia. Tra le mostre personali: Werkbank, Lana, Bolzano (2013); Villa Dalegno, Villa Dalegno, Brescia (2012); Lete, Spazio privato, Padova (2011); Verso, Monastero Bormida (2011); Fune, Spazio Monotono, Vicenza (2010); Alberto Scodro, Agricultural Centre, Pechino (2010); Cardine, Teatro Instabile, Napoli (2008). Ha esposto inoltre in mostre collettive presso Fondazione Bevilacqua la Masa (Venezia), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino); S.A.L.E Docks (Venezia), A + A Centro Espositivo Sloveno (Venezia), Forte Marghera (Venezia); Galleria Zak (Siena), MLAC (Roma), Viafarini (Milano); Cuulturecentruum (Bruxelles).

Con il contributo di Fondazione Cariplo e Gemmo e il supporto di Bonotto SpA e MUBRE costruzioni


Articolo di Gabi Scardi su Domus

Foto di Niccolò Morgan Gandolfi

Veduta dell'installazione.
Foto di Davide Tremolada

Veduta dell'installazione.
Foto di Davide Tremolada

Veduta dell'installazione.
Foto di Davide Tremolada

Veduta dell'installazione.
Foto di Davide Tremolada

Veduta dell'installazione.
Foto di Davide Tremolada

Veduta dell'installazione.
Foto di Davide Tremolada

Veduta dell'installazione.
Foto di Davide Tremolada

Veduta dell'installazione.
Foto di Davide Tremolada

Veduta dell'installazione.
Foto di Davide Tremolada

Introduzione della mostra "Senza nuvole" con le curatrici Chiara Casarin e Elena Forin presso Musei Civici Bassano del Grappa
Musei Civici Bassano del Grappa

Veduta dell'installazione.
Foto di Davide Tremolada

Veduta dell'installazione.
Foto di Davide Tremolada

Alberto Scodro, Villa da Legno, 2012