2011 - 2012
A socially engaged drink
Con la collaborazione di Gabi Scardi


Ciclo d'incontri, su arte e società, con la collaborazione di Gabi Scardi.

Alterazioni Video, Stefano Boccalini, Anna Detheridge, Anna Vasta (14 ottobre)

Simona Camisani, Pasquale Campanella, Aleksandra Matakovic Manca, Sasha Sicurella (17 novembre)

Anna Detheridge, Paolo Rosa, Angela Vettese (28 novembre)

Daniela Benelli, Beatrice Catanzaro, Gabi Scardi, Catterina Seia (15 dicembre)

Gennaro Castellano, Marianna D'Ovidio, Emilio Fantin, Francesca Guerisoli, (16 gennaio)

Alterazioni Video, Eugenio Berra, Emina Cervo Vukotic, Igor Sovilj, Tirana Ekspres (2 febbraio)

Alexandre Arrechea, Omayra Alvarado, Julia Draganovic, Maria Elvira Escallòn, Gian Maria Tosatti (21 marzo)

Ivan Bargna, Maria Giovanna Mancini, Stefania Zuliani (13 aprile)

Francesca De Luca, Sreshta Rit Premnath, Maria Rosa Sossai (28 maggio)

Con il contributo di Regione Lombardia - Istruzione, Formazione e Cultura.
 


12 - 30 marzo 2013
Alberto Scodro, Spannung
a cura di Simone Frangi


Con il contributo di Fondazione Cariplo e Gemmo e il supporto di Bonotto SpA e MUBRE costruzioni


14 settembre - 29 ottobre 2011
Adelita Husni-Bey, La montagna verde
a cura di Gabi Scardi


Viafarini presenta la mostra La Montagna Verde. (Dove? Nel Deserto. Per Dove? Verso il nulla) di Adelita Husni-Bey. Il lavoro di Adelita Husni-Bey riguarda la relazione tra dimensione individuale e collettiva, tra sentimento di singolarità e sentire condiviso in rapporto ai luoghi e alla storia.

 

Ad ispirare questa sua nuova mostra è un luogo che l’artista conosce da sempre, il Jebel Al Akhdar, o Montagna Verde: un luogo in cui, più che altrove, la dimensione spaziale si stratifica e si carica di connotazioni diverse: autobiografiche, perché il Jebel è stato scenario di momenti familiari per le generazioni di persone cresciute in Libia; e storiche, perché l'altopiano è stato teatro di guerriglia e di resistenza in diversi, cruciali momenti: è lì che la storia del paese si è fatta e ancora oggi si fa.

 

Punto di incontro tra vicende individuali e storia collettiva, il paesaggio del Jebel Al Akhdar risulta così essere un’area dalle forti potenzialità narrative. Adelita Husni-Bey, che con la Montagna Verde intrattiene una relazione tanto sentimentale quanto conoscitiva, conferisce evidenza sensibile a questa sua caratteristica attraverso un'installazione unitaria imbastita di oggetti, immagini, voci e testi. In questo modo implicitamente allude al ruolo fondamentale che la memoria ricopre nell’dentità dei luoghi, ma anche alla complessità del concetto di autobiografia, apparentemente basata su ricordi personali, in realtà costrutto a posteriori.

 

La mostra dà spazio alle diverse dimensioni del luogo: dalle rappresentazioni istituzionalizzate alle proiezioni collettive, dalle immagini di chi, visitandolo, l’ha percepito come straordinariamente esotico, alle memorie private di chi l'ha vissuto da bambino, a quelle di coloro che, il Jebel, lo hanno vissuto o lo vivono oggi da combattenti. Di queste geografie parallele, nessuna è univoca: nella testimonianza del combattente che descrive le specificità del territorio risuona l’esperienza vissuta; nella mappa della Homeland Security, ad essere evidenziati, prima ancora che gli epicentri strategici dell’area, sono i siti archeologici ed il loro stato di conservazione; un backgammon intarsiato, con le sue pedine di legno su campi avversi, è il passatempo di una giornata in gita, ma anche una metafora della sfida e dei confini da conquistare. Tra i cespugli si può giocare o combattere. Le grandi, oscure caverne, che l’artista disegna come se fossero viste dall’interno e dall’esterno al contempo, sono quelle in cui i bimbi si nascondono, in cui le coppie si appartano, in cui i guerriglieri si rifugiarono un tempo per sottrarsi alle forze colonizzatrici e si rifugiano oggi per sfuggire a quelle governative. Ma quelle immagini evocano pure le profondità psicologiche che possono fagocitare i nostri ricordi, dalle quali il passato può a tratti riemergere.

 

Nell’installazione, che comprende interviste, oggetti trovati o appositamente creati, voci, disegni, video, fotografie, mappe ed elementi plastici di diversa natura, Husni-Bey sonda dunque le tracce, talvolta invisibili, ma comunque indelebili, di cui il paesaggio risulta portatore; e fa emergere la relazione profonda che ogni luogo intrattiene con la memoria; sonda i modi in cui i minuti, specifici eventi afferenti alla dimensione biografica individuale entrano in risonanza con i grandi eventi dal passato e del presente. Dà forma a una dimensione temporale molteplice, conferendo così una rappresentazione sensibile alla dialettica tra Storia, storie e memorie.

 

Facendo riferimento a questa altura verdeggiante, depositaria delle memorie di molte generazioni e fulcro della storia del paese, l’artista parla dell’unicità dello sguardo con cui ci guardiamo intorno e crea una mappa poetica, sensibile, metaforica, in cui tempo e spazio, storia e geografia si fondono in una sedimentazione unica e per questo paradigmatica.

 

Si ringrazia Laveronica arte contemporanea e lo Studio Yasmin Naqvi, Rosanna e Carlo Vigano' per la produzione. L’artista ringrazia particolarmente Adel Husni-Bey, Daniele Vitale e Paola Cofano per l’incredibile aiuto in fase di ricerca.

 

Con il contributo di Fondazione Cariplo e Gemmo spa.

3 giugno - 15 settembre 2010
Fikret Atay
a cura di Gabi ScardI


Viafarini DOCVA è lieta di presentare la mostra personale dellʼartista turco Fikret Atay.

I video di Atay sono veri e propri frammenti poetici, distillati di senso e di quotidianità: low tech e ridotti allʼessenziale, ma capaci di sintetizzare un mondo che più remoto non potrebbe essere. È il mondo di Batman, paese natale dellʼartista, nel sud-est dellʼAnatolia, in Turchia, vicino al confine con lʼIraq.

Negli spazi di Viafarini DOCVA lʼartista propone i video "Tinica, Gooaall!!" e "Any Time Prime Time".

7 maggio - 6 giugno 2009
Yoshua Okón, Canned Laughter
a cura di Gabi Scardi


Viafarini inaugura nella sua sede presso la Fabbrica del Vapore, Canned Laughter, un progetto multimediale dell'artista messicano Yoshua Okón, a cura di Gabi Scardi.

L’opera esposta documenta la creazione di una maquiladora, una tipica fabbrica messicana con manodopera a basso costo, quasi sempre gestita da paesi stranieri.

La fabbrica concepita da Okón si occupa di registrare risate, un prodotto multimediale fondamentale nell’industria dell’intrattenimento televisivo. L’artista, dopo aver affittato un capannone in disuso a Ciudad Jerez, ha assunto operai del luogo che hanno “orchestrato” le proprie risate fino a produrre registrazioni di differenti tipologie: dalla risata isterica a quella nervosa, malvagia e così via.

Nel suo progetto Okón riprende nei minimi dettagli i codici dell’immagine aziendale: dalle divise al logo, fino ai criteri di allestimento degli spazi di lavoro, per rendere la messa in scena assolutamente realistica, spingendo lo spettatore a riflettere sui limiti del rapporto tra la spontaneità originaria dell’emozione e la logica seriale dell’industria contemporanea.

Il progetto espositivo prevede l’allestimento nello spazio espositivo di Viafarini di videoproiezioni che documentano le attività della maquiladora e di una installazione multimediale composta di lattine (can in inglese) dalle quali i visitatori potranno ascoltare le diverse tipologie di risata “prodotte”.

Come dichiarato dallo stesso artista: “Questa opera trae origine dal mio interesse verso l’inesplicabilità dell’umorismo e delle sue sottigliezze, tratta inoltre dell’impossibilità di tradurre le ‘vere’ emozioni e di riprodurle attraverso mezzi tecnologici. Mi sono concentrato in particolare sulla risata perché la considero un ‘gesto sociale’, ed è proprio questa valenza sociale a metterla in relazione con la mia ricerca artistica”.fantastica.

 

Nato a Città del Messico nel 1970, Yoshua Okón ha studiato alla Concordia University di Montreal, Canada, e all’UCLA di Los Angeles. Vive e lavora tra Città del Messico e Los Angeles. Ha esposto presso sedi di rilevanza internazionale come il CCA Wattis, San Francisco; New Museum, New York; Hayward Gallery, Londra; PS1 MOMA, New York; Getty Center, Los Angeles; Artists Space, New York. Nel 2008 ha partecipato ad Art Perform, Art Basel Miami Beach e nel 2005 alla Triennale di Torino, Castello di Rivoli.

I suoi lavori sono in importanti collezioni pubbliche: Blanton Museum Collection, Austin; Colección Fundación ARCO, Madrid; Colección Lopez Rocha, Guadalajara, Mexico; Collection Pierre Huber, Ginevra; CIFO, Cisneros Fontanals Art Foundation, Miami; Fondazione Morra Greco, Napoli; Jumex Collection, Mexico City; Orange County Museum of Art, Newport Beach; Tate Modern, London, England.

Si ringrazia per la collaborazione la galleria francesca kaufmann, Milano
Con il contributo di Fondazione Cariplo, Epson e Gemmo

25 marzo - 18 aprile 2009
The Mobile Archive
a cura di Gabi Scardi, in collaborazione con Israeli Center for Digital Art


Careof e Viafarini, su invito di Gabi Scardi presentano a Milano dal 24 marzo al 18 aprile 2009 The Mobile Archive, archivio di video arte e digital media con sede a Holon, Israele. La mostra consiste in una selezione di video proiettati negli spazi espositivi delle due realtà. Il pubblico è inoltre invitato a consultare liberamente l’archivio come si trattasse di una biblioteca. I visitatori potranno così creare un proprio programma di video. Le selezioni di video proiettate cambieranno con cadenza settimanale. Il programma sarà integrato da lecture tenute da artisti e personalità di rilievo del panorama culturale israeliano. Il primo appuntamento, in occasione dell’inaugurazione, è con la direttrice dell’Israeli Center for Digital Art, Galit Eilat, che terrà una lecture presso il DOCVA.

Successivamente, lunedì 30 marzo alle ore 18.00 intervento dell’artista Roee Rosen (Rehovot, 1963), in conversazione con Antonio Somaini, docente di cinema e arti visive.

The Mobile Archive è un progetto intrapreso nel marzo del 2007 su iniziativa dell’Israeli Center for Digital Art, che attualmente comprende oltre 1500 opere video e multimediali.

La mostra milanese è un’importante occasione per aggiungere alla collezione una serie di video di artisti italiani dall’Archivio di Careof. Alla fine del percorso itinerante, l’archivio, così arricchito, ritorna a Holon.

The Mobile Archive si basa su tre principi fondamentali:
_ l’apertura dell’intero archivio al più ampio pubblico: a ciascun visitatore è data l’opportunità di selezionare direttamente i materiali da visionare. L’archivio viene presentato sotto forma di biblioteca video. Si può scegliere liberamente fra i video e prendere visione delle opere selezionate.
_ la presentazione in tutto il mondo di programmi video a cura dell’Israeli Center for Digital Art stesso o di curatori diversi.
_ il costante ampliamento dell’archivio grazie alla selezione di 25 nuovi lavori proposti dai curatori delle organizzazioni ospitanti.

Sino ad oggi The Mobile Archive è stato in mostra presso la Kunstverein di Amburgo, la Halle für Kunst di Lüneburg, Germania, il WYSPA Institute of Art di Gdansk, Polonia, la WHW’s Gallery Nova di Zagabria, Croazia, la Glasgow School of Art, Scozia e Università IUAV di Venezia.

Galit Eilat è fondatrice e attuale direttrice dell’Israeli Center for Digital Art, con sede a Holon.
È co-direttrice editoriale di Maarav, una rivista online di arte e cultura e docente di video arte. Curatrice di livello internazionale, nel 2007 è stata insignita del riconoscimento: “Best Art Practices: International Award for Young Curators”.

Gabi Scardi è curatrice del MAXXI–Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma, cura con Roberto Pinto il CECAC-Corso Europeo per Curatori d’Arte Contemporanea della Fondazione Ratti di Como e Provincia di Milano ed è consulente scientifico della Provincia di Milano. È stata curatrice dell’Archivio DOCVA. Insegna presso l’Università Cattolica, la Domus Academy, Milano, e la TSM-Trento School of Management, Trento. Collabora con l'inserto domenicale del Sole 24 Ore e con altre testate nazionali e internazionali. Suoi contributi in numerosi cataloghi e pubblicazioni.

Con il contributo di Ambasciata di Israele, Fondazione Cariplo, Gemmo, Epson.

3 novembre - 20 dicembre 2008
Stéphanie Nava, Considering a Plot (Dig for Victory)
a cura di Gabi Scardi


Lunedì 3 novembre Viafarini inaugura nella sede di Viafarini DOCVA, alla Fabbrica del Vapore, una mostra personale dell'artista francese Stéphanie Nava.

Il giardino; meglio un orto urbano: modesto, funzionale, estremamente terreno; uno di quei piccoli appezzamenti collocati per lo più in aree interstiziali o periferiche degli insediamenti cittadini. Un microcosmo i cui confini sono precisamente definiti dal contesto circostante e la cui realtà interna è soggetta a condizioni climatiche e a logiche di tipo alimentare; ma comunque composito ed eterogeneo all'interno. Un laboratorio di convivenza tra specie diverse, con la sua crescita incontrollabile verso l'alto e verso il basso, verso l'eccelso e verso il profondo; con piante che s'innalzano sprezzanti verso il cielo e altre che intrecciano i propri modesti destini nella vitalità ombrosa ma rigogliosa del sottobosco, mentre sotto terra un lavorìo costante produce fenomeni di modesta o di vasta portata e le radici si contorcono in invisibili avventure.

Il giardino è anche l'oggetto per eccellenza degli sforzi di un giardiniere-progettista, teso ad accudirlo ma anche a padroneggiarlo, a controllarne lo sviluppo pianificato, a favorirne un'armonia, un equilibrio predisposto; una produzione calibrata.

Un mondo in cui si esplicano le energie spontanee del mondo vegetale, con la sua tendenza alla contaminazione, con i suoi abitanti, i suoi ospiti e i suoi intrusi, dagli insetti alle erbacce infestanti, alle piante papaveriche. Situazioni di accoglienza e di complementarietà, di parassitismo e di dipendenza.

Regole e scontri, specie invasive che s'impongono sul territorio e specie che vengono protette o si ritirano sconfitte, quelle che spiccano e quelle che crescono discrete. Nell'orto insieme a virgulti rigogliosi possono crescere incongrui, inquietanti, i frutti del malessere.

Come tutti gli orti, quello di Stéphanie Nava - ampia installazione ambientale di disegni al tratto, meticoloso work in progress, risultato di anni di lavoro - è cresciuto lentamente.

La lentezza ne è anzi componente essenziale: è intesa come consustanziale alla pratica cognitiva, come ripetizione del tempo biologico, come possibilità di ricalcare un fenomeno di crescita naturale ma anche di mettere in rapporto i processi formativi che avvengono in natura e quelli del pensiero.

Il processo di realizzazione di questo giardino è dunque passato attraverso anni di elaborazione teorica e di lavoro manuale; nel suo formarsi ha lasciato emergere tematiche cruciali: i fenomeni spontanei e la tendenza al controllo, gli strumenti e le leggi utilizzati per regolare il giardino ed imporvi un equilibrio - sempre comunque precario - gli strani frutti che vi crescono inaspettati, la propensione alla colonizzazione di alcune specie, la tendenza comunque a integrare le nuove che vi approdano, le strategie di resistenza e i dispositivi di difesa, la stratificazione, la biodiversità, le minacce interne ed esterne.

Un giardino, dunque, tutt'altro che idilliaco, con la sua domestica normalità, con la sua profusione generosa, con i suoi fenomeni di nascita, crescita e morte, con gli innesti, le foglie secche rimosse e i germogli a sostituirle; ma anche un luogo della sperimentazione, un campo di tenzone per eccellenza, un teatro di trasformazioni radicali, di fenomeni che si ripetono ma risultano ogni volta nuovi, ogni volta inediti; fitto di intrecci misteriosi, di contiguità inedite, di situazioni non convenzionali.

Il giardino di Stéphanie Nava, un po' reale, un po' visione, come organismo e come paradigma della nostra complessa contemporaneità.

“Il doppio senso di “Plot” inteso come un pezzo di terra o come complotto ha influenzato il mio lavoro fin dall'inizio.

Questa installazione è un giardino, ma è anche un campo di battaglia e la scena di una moltitudine di conflitti che implicano piani d'attacco e strategie di resistenza. […]

Il carattere di Considering a Plot è influenzato direttamente dal manuale matematico produttivista e razionalista “Dig for Victory”, sul quale ho basato il mio lavoro. Pensato come una macchina per la produzione vegetale a scopo strettamente umanitario, questo giardino ha, per me, un'identità assolutamente industriale. Lungi dall'essere un ritorno all'idea dell'Eden così spesso evocata dai giardini, voglio parlare dei campi coltivati in un serio contesto “grigio”. Questo non li rende meno belli, ma li permea della violenza circostante, presente nella politica, nella conflittualità o nell'economia.

“Dig for Victory” era una campagna lanciata dal Ministero dell'Agricoltura nel 1940 per combattere la scarsità alimentare nel Regno Unito, promuovendo la coltivazione di verdura nei giardini e nei terreni pubblici. Vaste aree pubbliche, incluso il Royal Kensington Park, furono convertite in lotti, raggiungendo quasi un milione di tonnellate di prodotti coltivati negli anni di picco produttivo.” (Stéphanie Nava)

Considering a Plot (Dig for Victory) è un progetto inziato a Londra nel 2005, nell_ambito del programma di residenza "Villa Médicis Hors les murs" di Cultures France con il contributo del Centre d'Art Contemporain de la Ferme du Buisson di Noisiel, Francia, dove è stato presentato da giugno a luglio 2008, e il Centre d'Art Passerelle di Brest, Francia, dove sarà presentato da gennaio ad aprile 2009, accompagnato da una pubblicazione.

Con il contributo di Regione Lombardia, Fondazione Cariplo, Gemmo, Viprapac.

3 - 29 novembre 2006
Workshop per giovani artisti "Wherever We Go - Ovunque andiamo"
a cura di Gabi Scardi


Workshop con Maja Bajevic: dal 3 al 5 novembre;
Workshop con Adrian Paci: dal 23 al 25 novembre;
Workshop con Antoni Muntadas: 21 novembre.

In concomitanza con la mostra "Wherever We Go – Ovunque andiamo. Arte, culture, identità in transito" allo Spazio Oberdan, l’associazione Viafarini in collaborazione con la Provincia di Milano promuove nel mese di novembre due workshop tenuti da due artisti partecipanti alla mostra: Maja Bajevic e Adrian Paci e un workshop tenuto da Antoni Muntadas.

I workshop si terranno presso Viafarini e sono rivolti a giovani artisti.

Gli artisti della mostra, di provenienza differente, sono accomunati dal fatto di vivere in Paesi diversi da quelli in cui sono nati e dall’aver vissuto in prima persona l’incontro con valori, visioni del mondo e sistemi di vita diversi, diventando portatori di una cultura sfaccettata capace di integrare punti di vista molteplici e di aprirsi a relazioni di confronto, di scambio. Che affrontino direttamente o meno il tema dell’inter-culturalità oppure gli aspetti cruciali del presente, gli sguardi diversi che questi artisti portano sul nostro mondo, nonché il linguaggio ricco e stratifcato che utilizzano per esprimersi, diventano un’opportunità per realizzare un profcuo confronto e scambio culturale. I workshop rifettono sul concetto di identità culturale, intesa come qualcosa di vivo e mobile.

in collaborazione con la Provincia di Milano.

8 - 21 novembre 2006
Dreams and Nightmares, The Class of Maja Bajevic at IUAV
a cura di Gabi Scardi

 

Artisti: David Barshaked, Francesco Bertelè, Roberta Bruzzechesse, Nemanja Cvijanovic, Stefania Dal Mas, Roberta de Galasso / Roberta Ferraresi / Ivana Hilj, Stefania Filizola, Giulia Gabrielli, Teresa Iannotta, Alessandro Laita, Michele Lamanna, Marianna Liosi, Roberta Lombardi, Paola Monasterolo, Laura Pante, Chiaralice Rizzi, Alberto Tadiello, Federica Ferrighi Tavian, Antonella Travascio, Alice Vanzan, Silvia Vatta, Maria Zanchi.

 

Artisti si nasce, ma questo non basta. Artisti si cresce per via di riflessioni e di esperimenti, d'incontri e di travasi. La pratica artistica presuppone sensibilità individuale, ma è anche fatta di attenzione e d'impulsi esterni rielaborati in una visione poetica personale destinata ad arricchirsi incessantemente. I primi a saperlo sono gli artisti stessi, che da sempre hanno attribuito imprescindibile interesse allo scambio e al confronto con altri artisti.

 

Da qui l'importanza assunta dallo IUAV, facoltà di design e arti che al centro del percorso formativo pone una serie di corsi di carattere laboratoriale tenuti da artisti tra i più autorevoli a livello internazionale. Tra questi ''visiting professors'' Maja Bajevic, che del suo corso ha fatto, ci pare, una vera e propria officina, un momento fecondo, determinante nella crescita artistica di coloro che vi hanno partecipato.

Per i "giovani artisti" che vi hanno preso parte, il percorso non è stato necessariamente semplice: un docente attiva metodi e approcci coerenti con la propria poetica e con la propria personalità; nel confronto diretto con idee e abitudini percettive.

D'altra parte nel confronto con gli studenti il visiting professor si trova a "tirarsi indietro" per far spazio a personalità già emergenti.

Nell'ambito del corso tenuto da Maja Bajevic presso lo IUAV nel terzo trimestre, nel gioco delle parti è emersa una serie di poetiche individuali ed interessanti, senz'altro pronte per il confronto con lo spazio espositivo. Ne è nata l'idea di una mostra: "Dreams and Nightmares".

 

Si ringrazia Marta Tolomelli per la collaborazione.

26 febbraio - 19 marzo 2004
Mathilde ter Heijne, Fuck Patriarchy!
a cura di Gabi Scardi


Con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano - Cultura e Musei, Settore Musei e Mostre e con il contributo di Ambasciata dei Paesi Bassi, Consolato Generale dei Paesi Bassi; Mondriaan Foundation, Amsterdam e Netherlands Culture Fund of the Dutch Ministries for Foreign Affairs and Education, Culture and Scienze.

16 dicembre - 30 gennaio 2004
Linda Fregni Nagler, bambini
a cura di Gabi Scardi


Linda Fregni Nagler presenta una serie di fotografie di bambini con il viso mascherato da ingegnosi copricapo che ricordano protezioni antigas. La serie si è costituita attraverso un lungo processo di avvicinamento ai bimbi stessi, che hanno contribuito, con le loro osservazioni, alla creazione dei travestimenti. Il riferimento è alle protezioni di fortuna con cui, durante la prima guerra mondiale, le persone cercavano di ripararsi dalle sostanze tossiche utilizzate a scopo offensivo.

 

I bambini posano per l’artista davanti a muri scrostati di edifici “qualsiasi”, tentando di assumere un’aria marziale nei loro travestimenti di bande di tela e di scatole di cartone. Ma si tratta di maschere fatte per rivelare più che per nascondere: per rivelare il drammatico e tangibile dilagare di un disagio che caratterizza la nostra epoca, il senso di perdita d’identità, di precarietà e di angoscia, di ansia esistenziale. Paradossali e patetiche, ma anche ironicamente divertite, queste maschere accentuano, piuttosto che attenuare, la sensazione di assoluta vulnerabilità, e rappresentano un richiamo a situazioni belliche, all’incombere di un pericolo, di un’aggressione, a situazioni di alta tensione, anche emozionale. L’utilizzo contestuale del bianco e nero e del colore addizionano questa serie fotografica di un carattere atemporale che conferisce universalità al messaggio.

 

Linda Fregni Nagler (nata nel 1976) utilizza da tempo e con grande consapevolezza lo strumento fotografico per realizzare serie di immagini che in molti casi manifestano un marcato carattere narrativo e una forte matrice cinematografica. Ha esordito quest’anno con la collettiva In movimento presso lo Spazio Viafarini.

5 - 20 febbraio 2004
Luca Trevisani, Equal
a cura di Gabi Scardi


Luca Trevisani presenta nella Project Room di Viafarini l’installazione Equal, appositamente concepita per questa occasione espositiva. Equal è costituita da un ambiente che ospita le due sculture Equal e May the circle be unbroken.

Le opere di Luca Trevisani coinvolgono sempre lo spazio espositivo in cui sono collocate. Si tratta di quadri, di video o di sculture realizzate manipolando i materiali più diversi.
Attraverso queste opere l’artista mette in scena i difficili ma necessari equilibri relazionali all’interno della società attuale. I suoi oggetti sottintendono infatti sempre l’esistenza di una serie di corpi intenti nello sforzo di mantenere una situazione di reciproco equilibrio.
Trevisani dà letteralmente forma ai vincoli, alle tensioni della relazione e al difficile ma felice compimento di quello stato di grazia che è l’equilibrio interpersonale.

In molti casi le sue sculture hanno un’apparenza organica, e quasi sempre l’enfasi non va soltanto all’oggetto, ma anche al contesto spaziale circostante: contenitore e contenuto vengono infatti dall’artista percepiti come a loro volta organicamente correlati.
Solo l’esistenza di differenze individuali permette la nascita di situazioni di scambio comunicativo e di reti amicali. Ma si tratta di traguardi faticosi e spesso effimeri, il cui raggiungimento comporta in molti casi difficili negoziazioni; attraverso l’effetto di precarietà che le sue sculture trasmettono, Trevisani esprime la consapevolezza di come, all’interno di qualsiasi nucleo sociale, sia continuamente necessario rinnovare la disponibilità individuale e adeguare i livelli e le modalità degli scambi interpersonali alla situazione collettiva.

5 - 20 febbraio 2004
Claudia Losi, BalenaProject
a cura di Alessandra Pioselli e Gabi Scardi


Il progetto consiste nella realizzazione di una balena in tessuto nelle dimensioni reali: 23m di lunghezza per 5m d'altezza. Il tessuto in lana, di due tonalità di grigio melangiato, è solamente cucito e riprodurrà il più fedelmente possibile le caratteristiche anatomiche del cetaceo, Balena Comune o Balena Physalus, il più grande e veloce del Mediterraneo.

“L’idea ha come origine un’immagine, che mi accompagna da anni, quella delle balene che milioni di anni fa nuotavano tra le colline dove ora volano stormi d’uccelli”, scrive Claudia Losi, “Le loro ossa sono state trovate in molte zone calcaree dell’Appennino settentrionale.” Simbolo di ciò che è grande e mitico, l’immagine della balena è, per Claudia Losi, oggetto di un’impresa altrettanto mitica, di una progettualità dagli sviluppi imprevedibili, che mira ad un risultato al limite dell’impossibile; è simbolo del viaggio rappresentato dal desiderio, dall’impresa, dall’utopia.
La mostra in Viafarini rappresenta la prima tappa del lungo viaggio che la balena, o meglio, per il momento, la sua pelle, sta per intraprendere in attesa della definitiva messa a punto dell’opera, e cioè del riempimento che la renderà tridimensionale.

Dopo questa prima uscita di presentazione la balena comincerà a girare in spazi non necessariamente legati al contesto dell’arte contemporanea. A questo punto, raccolte storie, immagini e suoni la balena tornerà, piena, a concludere il proprio giro in Viafarini.

Con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano - Cultura e Musei, Settore Musei e Mostre
Si ringrazia Giuseppe Botto & Figli spa - Boglietti spa e Associazione Battibaleno - maxdesignlab

16 dicembre 2003 - 30 gennaio 2004
Rebecca Agnes, Le città che ci aspettano
a cura di Gabi Scardi


Ognuno cerca il proprio spazio nel mondo: uno spazio ideale in cui rispecchiarsi ed esprimere la propria dimensione profonda. Rebecca Agnes crea questo spazio ideale disegnando una città per ognuna delle persone a cui è vicina. Disegna planimetrie di città in cui trovino riscontro i tratti del carattere individuale, in cui trovino collocazione i desideri, le esigenze, le passioni di ognuno. Ogni città uno spazio di momentanea completezza, un dono, ma anche una forma di ritratto, una sorta di scena narrativa attraverso la quale l’artista racconta l’unicità di sua madre di suo padre, di Mary, di Davide, di Caterina, di Flò…
E dato che la narrazione può ingenerare la reciprocità del desiderio di raccontarsi, a queste mappe se ne aggiunge una aperta agli interventi dei visitatori della mostra, affinché ognuno possa proiettare su questo spazio il proprio mondo interiore. In quella città coesisteranno così i desideri di molti. Al centro della sala il “Giardino Sospeso”, installazione di alberi di carta disegnati da parenti ed amici e poi ritagliati e appesi; un giardino che non cresce per terra, ma fluttua nell’aria, in cui crescono gli alberi preferiti di tante persone diverse: è di nuovo a persone care che Rebecca Agnes ha chiesto di scegliere un albero e poi di disegnarlo. “Ci sono ripetizioni”, nota l’artista, “ma sono ammesse, perché alcuni alberi sono amati più di altri.”

Rebecca Agnes (classe 1978) muove i primi passi nel 2001: il suo lavoro entra a far parte dell’Archivio Care of & Viafarini, quindi l’artista espone nel 2002 a Milano nell’ambito di Ouverture presso il C/O Care of e partecipa a Lavori in corso, a cura di Roberto Pinto; poi è invitata a Inedito nell’ambito della festa dell’arte a Roma. Nel 2003 ottiene la borsa di studio della Dena Foundation for Contemporary art (realizzata in collaborazione con il Settore Giovani del Comune di Milano) che le permette di trascorre un periodo a Parigi, presso le residenze di artisti alla Cité des Recollets. Oggi annovera una mostra collettiva presso la galleria Lia Rumma ed una presso il Centre Pompidou di Parigi.

29 maggio - 28 giugno 2003
In movimento
a cura di Gabi Scardi


Artisti: Daniele Bacci, Maura Banfo, Barbara Brugola, CacciaGrilli, De Blasi - Moscara, Fabio Marullo, Linda Fregni Nagler, Stefano Romano, Luca Trevisani, Ester Viapiano, Y Liver

La collettiva raggruppa alcuni tra gli artisti che durante l’ultimo anno hanno voluto presentare la documentazione del loro lavoro all'Archivio Careo - Viafarini.
Alcuni di questi artisti sono già presenti nei circuiti artistici del paese, altri sono apparsi nel panorama italiano solo di recente. La mostra vuole dimostrare la ricchezza, la varietà e il dinamismo della scena artistica.

Le foto in b/n di Linda Fregni Nagler creano un'atmosfera onirica e surreale, misteriosa proiezione di un mondo interiore.

Giocando sul tema oggi attuale della bandiera appesa alla balaustra, Stefano Romano realizza nel cortile un'installazione di bandiere che riflettono la personalità degli abitanti del palazzo.

Di Maura Banfo è esposta una sequenza di fotografie con protagonista un bicchiere che, isolato ed ingigantito, acquista un carattare magico e inquieto.

Ester Viapiano realizza una fragile installazione di stoffa imbevuta in acqua e zucchero. È la dimensione di un tempo immaginario, il Kairos, dove tutto è possibile. Il visitatore è invitato ad "entrare" e a sedersi.

Luca Trevisani, invece, elabora tramite un'installazione e un disegno il tema della relazione intesa come legame e come vincolo.

Utilizzando pitture murali, Daniele Bacci individua una corrispondenza tra le linee sinuose di un albero e quelle più rigide di una struttura architettonica.

De Blasi-Moscara traspongono nelle loro grandi fotografie una riflessione legata al tema della terra come origine di ogni relazione.

Nelle fotografie di Fabio Marullo misteriose figure popolano la città di Venezia, mentre una figura femminile sospesa tra l'acqua e la terra è protagonista delle inquietanti immagini del video di Barbara Brugola.

Y Liver ci invitano ironicamente a contribuire all'ardua ricerca di un alloggio.

La coppia CacciaGrilli nel suo video sovverte i riti di vestizione dello stereotipo femminile della hostess.

16 maggio - 30 giugno 2002
Maja Bajevic, Avanti Popolo
a cura di Gabi Scardi


Lo spazio Viafarini presenta la mostra personale Avanti popolo dell'artista bosniaca Maja Bajevic, a cura di Gabi Scardi. Contemporaneamente l’artista è presente a Milano con un progetto a cura di Edi Muka, presso la galleria milanese Artopia, che presenta una sorta di contraltare intimo e personale, antieroico e quotidiano della situazione indagata nell’installazione di Viafarini.

Con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano - Cultura e Musei, Settore Musei e Mostre.
Con la collaborazione di Zegna Baruffa Lane Borgosesia

12 - 23 marzo 2002 e 26 marzo - 6 aprile 2002
Note
a cura di Gabi Scardi


Note: Nostalgie
Artisti: Lorenza Lucchi Basili, Stéphanie Nava, Elena Nemkova, Dubravka Vidovic
12 - 23 marzo 2002
a cura di Gabi Scardi
 

Note: Stati Mentali
Kristine Alksne, Tarin Gartner, Clara Luiselli, Stefano Peressini, Anna Ramasco, Sara Serighelli, Donatella Spaziani
26 marzo - 6 aprile 2002
a cura di Gabi Scardi
 

 

1 dicembre 2001 - 6 gennaio 2002
Franco Vaccari, Fuori Schema, 1966 - 2001 film, videoinstallazioni, esposizioni in tempo reale, web
a cura di Claudia Zanfi e Gabi Scardi
31 maggio - 30 giugno 2000
Gea Casolaro, Maybe in Sarajevo, e Brigata ES, ES Dispenser
a cura di Gabi Scardi
Gabi Scardi