Milovan Farronato

© Roberto Cuoghi

"Hadley with Care!

Una giornata a settimana, sei candidati al giorno (più o meno), nessuna possibilità di scelta riguardo il profilo di chi si presenta, se non la previa visione del suo materiale e un sintetico riscontro inviato a priori per renderlo consapevole del mio primo, immediato feedback. Queste le sintetiche regole del gioco, o la metodologia nelle sue linee essenziali, predisposte alla Visione Portfolio che ho seguito presso l’Archivio di Careof e Viafarini per oltre cinque anni.

La democrazia dell’Archivio, che include, materiali di qualunque artista manifesti desideri e documenti finalità professionali, non mi ha mai permesso di selezionare gli artisti con cui avrei dovuto interagire. Certo, contestualmente, non mi ha neppure precluso di inoltrare inviti nominali a chi, previa visione del materiale inviato, abbia giudicato meritevole di un incontro vis à vis per approfondire, chiarire, comprendere nel dettaglio le motivazioni e il processo del lavoro presentato.
E sul materiale presentato potrebbe aprirsi una digressione a parte. Scientemente si è deciso di non formulare richieste in merito alla quantità e qualità della documentazione da offrire, cartacea e digitale. Non si è inteso orchestrare un protocollo standard in base al quale l’artista che desiderava l’archiviazione del suo portfolio, dovesse presentare prima un curriculum vitae, uno statement, la sequenza cronologica dei lavori realizzati e dei progetti in corso d’opera e, a conclusione, una eventuale rassegna stampa selezionata. Piuttosto si è optato a favore della libertà d’espressione e di auto-presentazione, seguendo le modalità più consone alle specifiche peculiarità individuali, consapevoli tuttavia che, da quel momento in poi, il materiale depositato sarebbe stato offerto al pubblico desco di una audience diversificata per ordine e grado di interesse, fini professionali, capacità critiche di lettura. Galleristi e critici, studenti e aziende in cerca di collaborazioni sarebbero stati alcuni tra i più ricorrenti fruitori del loro porfolio, liberamente consegnato e articolato.

Conseguenza ovvia è il mare magnum di fascicoli rilegati o disposti in dispense. Fogli liberi in una generica busta di plastica. Scatolami vari con all’intero un variegato panorama di souvenir inclusivi di originali di autori, nel tempo affermatisi, o totalmente rimossi alla conoscenza dei più; progetti mai realizzati, desiderata, ipotesi... E molto altro ancora, comprese inaspettate tracce organiche o pseudo tali! Il tutto comunque omologato dallo staff di Viafarini attraverso l’immersione del materiale in quella tipologia così standard, da ufficio anagrafico, di cartelletta in cartoncino leggero, virata nelle tonalità più pallide del verde, blu o giallo, nuance così tenui da renderli testimonianze già storiche bruciati dal sole e dal tempo.

Degli artisti che mi mostravano, pacatamente o in uno stato ansioso, la documentazione del loro lavoro con l’intento di rendermi partecipe delle loro prospettive, dei loro punti di vista, delle loro visioni... ho apprezzato soprattutto i silenzi e la consapevolezza. Mentre quei ricorrenti giri di parole e frasi fatte mi hanno sempre instillato un generico senso di fastidio o potenziale aggressività, sempre comunque repressa. Il giovane artista è un organismo to Handle with Care! Questo mi è stato chiaro fin dall’inizio. E non ho mai inteso che il mio ruolo di consulente ed eventuale motivatore portasse con sé alcuna capacità divinatoria.

Due sono i commenti più ricorrenti che mi è capitato di offrire, e di natura totalmente antitetica. Sarà forse per una forma di bipolarismo personale, o perché in entrambi i casi ho voluto suggerire sperimentazione congiuntamente all’acquisizione di una maggiore consapevolezza poetica. Comunque sia, a chi mi ha mostrato un itinerario troppo concluso per la giovane età e le poche esperienze, ho raccomandato di tentare altre traiettorie, altre possibilità di espressione, altre forme... Convinto che solo dopo un travaglio del genere potesse tornare alla strada pregressa con più raziocinante fermezza o, diversamente, approdare altrove con un equipollente grado
di maturità conquistata. A chi invece mi ha mostrato un dinamismo per così dire frugale, variegato ed eteroclita, ho suggerito di focalizzare, di selezionare i progetti migliori, le intuizioni più acute, e di farle germogliare, di potenziarle, di viverle fino in fondo. Sostanzialmente alla dispersione, ho cercato di opporre concentrazione.

Dalla Visione Porfolio sono nate mostre, collaborazioni dentro e fuori Viafarini. Difficile ora offrire una cronistoria esaustiva; raccontare come e quanto la visione di questi materiali, il loro aggiornamento, e il rapporto spesso continuativo con gli artisti si sia concretizzato in occasioni di confronto e scambio pubblico. Di certo, questa piattaforma di dialogo è stata incubatrice di una serie di mostre: le collettive Thin Line, Re-Enected Painting e Il Raccolto d’autunno è stato abbondante (quest’ultima in collaborazione con Chiara Agnello che, con me, ha condiviso le croci e le delizie della Visione Portfolio).

Nella prima mostra ho preferito isolare e raggruppare una generazione variegata di artisti. Una mostra in quattro tappe con tre protagonisti ciascuna. Nella altre due occasioni ho voluto formare un gruppo di lavoro, una quindicina d’artisti, selezionati ovviamente dall’archivio – una sorta di reality! – e stabilire con loro un rendez-vous settimanale per definire le sinergie e le suggestioni, il concept e le finalità della mostra. Sono stati resi partecipi e artefici della selezione delle opere e della loro articolazione nello spazio. Un confronto che ha avuto momenti di aspra polemica e sconto in Re-Enected, e che invece si è serenamente armonizzato ne Il Raccolto. Un possibile motivo di questo dissimile andamento è forse la maggiore generosità dell’ultimissima generazione di artisti italiani che hanno superato astiosità e polemiche generiche spesso inutili, o comunque invalidanti un sano confronto.

E alle collettive si sono susseguite anche le personali, come quelle di Nico Vascellari, Sergio Breviario e Giulio Frigo. Ma, se dovessi trattenere un’unica immagine come memoria di questa frenetica attività, sceglierei Enza Galantini, una delle molte artiste che ho incontrato e con la quale è nato una sorta di inconsapevole protocollo semestrale di aggiornamenti. Enza richiede l’appuntamento, deve aspettare un po’ perché precedenza viene accordata a chi è alla prima richiesta d’incontro. Indi mi mostra i nuovi progetti, aspetta il mio feedback e se ne va, talvolta dubbiosa, altre volte più serena. A proposito è da un po’ che non ho sue notizie..."

Milovan Farronato, curatore dell’Archivio dal 2005 al 2012, per Souvenir d'Italie - a nonprofit Art Story, 2010


People | Family
People | Artists
4 aprile - 8 maggio 2013
Arimortis
a cura di Roberto Cuoghi e Milovan Farronato


Nell’ambito della collaborazione tra il Museo del Novecento e DOCVA (Documentation Center for Visual Arts), la Sala Archivi “Ettore e Claudia Gian Ferrari” ospita la mostra Arimortis, in occasione della quale Milovan Farronato per Viafarini ha invitato l’artista Roberto Cuoghi a proporre una lettura personale dei materiali dell’Archivio, a compimento del suo impegno dal 2006 al 2012 presso il DOCVA. Arimortis è la richiesta di una pausa. Ci si riallaccia le stringhe allentate delle scarpe sospendendo temporaneamente il gioco. Il termine che dà il titolo alla mostra - spesso abbreviato in “arimo” - è infatti usato convenzionalmente tra i bambini durante il gioco, per chiederne una sospensione.

Artisti: Alfredo Aceto, Giorgio Andreotta Calò, Riccardo Arena, Andrea Aversa, Betty Bee, Giona Bernardi, Lorenza Boisi, Sergio Breviario, Katthy Cavaliere, Enrico David, Luigi D'Eugenio, Alessandro Di Giampietro, Chiara Fumai, Cecile Genovese, Matteo Guarnaccia, Alberto Guidato, Karma Lama, Saverio Lanza, Gino Lucente, Francesco Mannarini, Laura Matei, Vera Morra, Michele Napoli, Katja Noppes, Cristiana Palandri, Paola Pivi, Sabrina Sabato, Manuel Scano, Olga Schigal, Gabriele Silli, Sissi, Alberto Tadiello, Maria Stella Tiberio, Ghergely Toth, Carlo Gabriele Tribbioli, Christian Tripodina

Intervista a Milovan Farronato e Roberto Cuoghi su ATP Diary

14 Settembre - 26 Ottobre 2012
Gabriele Garavaglia, W 3 L λ
a cura di Milovan Farronato

Con il contributo di Fondazione Cariplo e Gemmo spa.

28 - 31 marzo 2012
Sara Enrico, Open Atelier
artista in residenza da febbraio a marzo 2012

 

Milano, 17 marzo 2012, da una conversazione tra Sara Enrico e Milovan Farronato:

 

"L' Adaptation. Les Variations. La disparition. Le camouflage. L'analogie. Les Mutations...": sono nozioni che hanno a che fare con i tuoi pattern pittorici?

 

Paesaggio astratto. Questo è la prima cosa che fa venire in mente la tua domanda. In realtà è una superficie fluida, un magma che il mio occhio vuole esplorare e percorrere, mentre lavoro. La mia mano può modificarlo, attraverso diverse azioni, variazioni, stratificazioni. Nella visione c’è un rapporto ambiguo con le forme concrete, che io rifuggo, ma esse talvolta riemergono, come se ci fosse uno zoom che si avvicina e si allontana dalla superficie, creando degli sfasamenti rispetto a ciò che voglio fare. Spesso chi guarda scopre una figurazione o ricerca rapporti di somiglianza con qualcosa di conosciuto. Succede anche a me. Allora mi spingo nelle microaree che mi slacciano dalla visione generale e che mi permettono di muovere la materia, alla ricerca di profondità e di mimetismo, forse... Anche se mi piace ottenere delle simmetrie all'interno dell'immagine queste sono fittizie, perché ottenute con procedimenti euristici.

 

Spazi, volumi e prospettive hanno sempre a che fare con uno sguardo occidentale. Motivi, ornamenti, superfici; rivestire le superfici mi sospinge più a oriente. O comunque verso un approccio non occidentalizzato.
Tu come ti senti?

 

Io mi sento iconoclasta, sento una forte attrazione per tutto ciò che è colore, materia, ritmo. Per me il dipinto non è la finestra sul mondo, è un muro che io rivesto e trasformo, è un frammento che, allargando i suoi confini, potrebbe diventare altro… una scultura… o forse un mantello.

 

Forse anche un mantra o una preghiera... O più semplicemente un cartamodello! Le nozioni con cui ho iniziato sono tratte da un libro sul textile design (citate in un’opera di Nick Mauss). Sono i titoli dei capitoli in cui si articolavano gli argomenti... E continuavano: “… L’Actualisation. La Fragmentation. Lés Metamorphoses. Le Poème Ornamental”. Quale sarà il tuo repertorio ornamentale?

 

Repertorio. Da ragazzina quando studiavo pianoforte non vedevo l'ora che mi chiedessero di suonare il mio repertorio. Ma ora la richiesta non è così semplice. Ornamento. Sono sempre difficili le definizioni. Tuttavia potrei elencare qualche elemento ricorrente che è parte di un codice estetico personale. Alcuni sono quasi invisibili, ma non per questo meno importanti: il bordo della tela sfilacciato e gli anelli metallici che uso per appenderla con i chiodi, la piegatura e l’impronta, il colore anche quando non è più solo colore ma diventa materia o colla, e poi ci sono le variazioni simmetriche...

 

Sara Enrico (1979). Selezione mostre: Per te solo il cuore dimentica ogni suo affanno (GAMUD, Udine, 2012); Officine dell’arte (Viafarini DOCVA, Milano, 2011); Aghilysti (Artissima Lido, GUM studio, Torino, 2011); Ancora un altro esempio della porosità di certi confini (Galleria Alessandro De March, Milano, 2011); 3 mm al giorno (Cripta 747, Torino, 2011); Festa Mobile (Bologna, 2011); Less concreteness (MARS, Milano, 2010); Fort/Da (CARS Art Space, Omegna, 2010). Residenze: VIR viafarini-in-residence, Milano; PAINTING DETOURS, Villa Gorgo a Nogaredo al Torre (Udine). È membro di Progetto Diogene (Torino).

 

con il contributo di Fondazione Cariplo e Gemmo spa.

1 marzo 2012
Dragana Sapanjos, Sinking (teen)
a cura di Milovan Farronato

 

Nell'ambito delle iniziative previste per l'avvio della collaborazione biennale con il Museo del Novecento, DOCVA Documentation Center presenta la performance sinking (teen) dell'artista Dragana Sapanjos.
È un Lavoro ibrido nel quale l'artista unisce elementi legati alla dialettica delle arti visive e dei suoi media, della musica e della performing art, alle quali lei stessa appartiene. In gioco c'è la "messa in scena" di un evento in uno spazio espositivo che non offre una rappresentazione, bensì una esperienza immediata in tempo reale, legata allo spazio e alla fisicità.


L'artista usa questo metodo rappresentativo per entrare in contatto con il pubblico o meglio, per coinvolgerlo e farlo diventare parte dell'opera / esperienza artistica. In questo modo, il lavoro di Dragana acquisisce la forma di sculture viventi, installazioni e interventi, modellati attorno al lessico personale dell'artista, nel quale le sue idee prendono nome e forma per far parte di quelle che lei chiama
unità. Tali unità rappresentano categorie diverse sia di pensiero che di materializzazione di esso, per creare immagini poetiche, attraverso le quali l'artista assegna un susseguirsi di compiti agli spettatori, usando una serie di oggetti costruiti o componendo questo risultato in un poetico tableaux vivants. In questa successione, il corpo umano è la sua materia prima. Dragana crea così un piano rialzato per i suoi corpi, li scolpisce, assegnandogli dei compiti in forma di azioni bizzarre, lunghe e (non) narrative.

 

Nell'opera Sinking (teen) Il coro, in questa rappresentazione, è composto da 12 teenager diretti dal mastro Massimo Fiocchi. Tutti i componenti del coro cantano il brano Wrong della band britannica Depeche Mode, per l'esatto numero di volte equivalente alla loro età, creandone così un mantra, ripetendo e ammettendo le loro colpe nel tentativo di espiarle. Una celebrazione dell'errore, fuoriuscito dalla pura libertà di scelta.

Simone Frangi
21 giugno - 29 luglio 2011
Emily Verla Bovino, On Promissory Futures and Speculative Pasts as observed by the hyperthymesic RK
a cura di Milovan Farronato


Ispirata alla Predica di San Marco ad Alessandria (1504-1507) di Giovanni e Gentile Bellini, conservata alla Pinacoteca di Brera di Milano, la mostra On Promissory Futures and Speculative Pasts propone un piega cronotopica. Le coordinate spazio temporali si ritorcono in una trasposizione geografica e cronologica dove mondi incompossibili diventano coincidenti. Un’installazione scenografica comprende la proiezione della video documentazione su un campus universitario a Biotech Beach, San Diego, affiancato da alcuni artefatti estratti da una busta dell’immenso diario di viaggio di RK. 


Stampa a collodio umido realizzata in collaborazione con l’artista Noah Doely. Radio dramma a quattro canali in collaborazione con il neuroanatomista Dott. Jacopo Annese.

Intervista di Samuele Menin per Flash Art.



Emily Verla Bovino (New York, 1980) attualmente vive a San Diego dove è Pre-doctoral Humanities Fellow alla University of California, San Diego. Come RK, anche Emily è cresciuta a Hong Kong in seguito alla Sino-British Joint Declaration del 1984. Nel 1991 è ritornata negli Stati Uniti dove ha frequentato una scuola quacchera di New York, e nel 2002 si è laureata in Urban Studies e Antropologia alla Columbia University. Si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma con il Maestro Andrea Volo e il critico Cecilia Casorati, nel 2007. L’anno seguente è stata invitata al workshop con Adrian Paci dalla Fondazione Spinola Banna, Torino, e nel 2009 ha trascorso un periodo di residenza alla Fondazione Antonio Ratti, Como, con il visiting professors Walid Raad e Jalal Toufic. Ha partecipato a mostre e residenze internazionali come Futura (Praga, 2010), ETC. Galerie (Praga, 2010), Cité Internationale des Arts (Parigi, 2009), Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia, 2009), Viafarini e Careof (Milano, 2009) e ha scritto per Artforum.com, Frieze e Art Papers. Il suo uccello preferito è il picchio dal becco avorio, che si è evoluto per evadere gli esseri umani.


Con il sostegno del Dipartimento di Arti Visive della University of California, San Diego. Si ringrazia lo storico Ned Paynter e la San Diego Architectural Foundation. 


Con il contributo di Fondazione Cariplo e Gemmo spa.

30 novembre 2010 - 29 gennaio 2011
Il raccolto d'autunno continua a essere abbondante
a cura di Chiara Agnello e Milovan Farronato

 

Il Raccolto d’autunno è stato abbondante presentava nel 2009 una selezione di artisti tra i più promettenti dell’Archivio DOCVA di Careof e Viafarini. Erano tredici. A distanza di un anno Santo Tolone è stato a New York per una borsa di studio. Loredana di Lillo raggiungerà presto la stessa destinazione, grazie a un altro programma di residenza. I nomi di Cleo Fariselli e Renato Leotta sono circolati variamenti in contesti alternativi, istituzionali e commerciali. Alcuni di loro hanno anche trovato una galleria: Giovanni Oberti e Manuel Scano, ad esempio. Altri continuano a completare la loro formazione, come Emily Verla Bovino che si trova ora a San Diego per un PhD. Mentre Matteo Rosa, da tempo residente in Svezia, ha confermato i suoi legami con l’Italia partecipando al workshop della Fondazione Spinola Banna per l’Arte.

 

La mostra ha avuto un significativo ritorno di stampa. Flash Art in vario modo ha incontrato buona parte degli artisti del Raccolto. Anche Talent Hunter, rubrica di Daniele Perra su Exibart, si è occupata di alcuni di loro.

 

Dal 30 novembre 2010 al 29 gennaio 2011 Careof e Viafarini rinnovano l’appuntamento con Il raccolto d’autunno continua a essere abbondante.

 

I nuovi protagonisti: Davide Balliano, Luca De Leva, Gabriele De Santis, Alessandro Di Giampietro, Emma Ciceri, Marco Colombaioni, Enza Galantini, Enzo Giordano, Martino Genchi, Silvia Idili, Luca Resta, Marta Roberti, Mirko Smerdel, Gian Maria Tosatti.

 

I curatori restano gli stessi: Chiara Agnello e Milovan Farronato.

 

Gemmo Spa offrirà una borsa di studio per un periodo di residenza di tre mesi a uno degli artisti partecipanti alle edizioni 2009 e 2010 de Il raccolto d’autunno.

 

Un progetto di Careof e Viafarini con il contributo di Fondazione Cariplo e Gemmo Spa

25 febbraio - 3 aprile 2010
Giulio Frigo, Impersonale
a cura di Milovan Farronato

 

Impersonale è il primo solo show di Giulio Frigo. Lʼidea e la suggestione dominante alla base dellʼinstallazione, che si articolerà negli spazi di Viafarini DOCVA, è quella di visualizzare un senso di vertigine nellʼordine. Uno spazio di razionalità così rigoroso da debordare verso uno stato di percezione allucinatoria.
Una gabbia concettuale fragile e violenta allo stesso tempo, allʼinterno della quale lʼosservatore si dovrà muovere con cautela per non farla collassare, idealmente smarrito tra le linee prospettiche che lo circondano e lo pongono in bilico. Dai solidi platonici, alle planimetrie dei templi classici, dalla sezione aurea alla Rosa dei Venti: tutti esempi di una fascinazione e di un bisogno dʼordine che ha influenzato lʼossatura portante della Storia dellʼArte, dellʼArchitettura e della società occidentale in genere, poiché le forme generano comportamenti. Basti pensare a unʼaiuola spartitraffico, alle linee pedonali e a quelle di un campo sportivo...

Queste sono le suggestioni che lʼartista ha tradotto in una serie di griglie, di reti, di pitture parietali armoniche in se stesse, e congiuntamente espressioni del vano tentativo di incapsulare un bisogno atavico. Una prigione cristallina che Frigo contemporaneamente evaderà e esorbiterà nella performance eseguita il giorno del vernissage.

Giulio Frigo è nato nel 1984 ad Arzignano (VI). Vive e lavora a Milano. Ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, partecipando per un anno allʼEuropean abroad program a UCLA, Los Angeles, per sei mesi al programma Erasmus all'ENSBA di Parigi. Ha partecipato al workshop di Tobias Rehberger alla Domus Academy, Milano e al workshop di Jorge Peris alla Fondazione Spinola Banna per lʼArte di Poirino (TO). Tra le mostre collettive a cui ha partecipato nel 2009: Emerging Talents al CCCS – Palazzo Strozzina, Firenze, Non voltarti adesso a Caʼ Pesaro, Venezia e Letʼs forget about today until tomorrow, Brown Project Space, Milano. Nel 2010: Opera 2009, mostra degli artisti degli Atelier della Fondazione Bevilacqua La Masa, a Viafarini DOCVA,
Milano e Cometa Rossa a Fluxia Gallery, Milano.

Souvenir d'Italie. A nonprofit Art Story
a cura di Patrizia Brusarosco e Milovan Farronato


A quasi venti anni dalla nascita di Viafarini, a coronamento di un periodo che ha portato alla nascita del DOCVA in collaborazione con Careof, vogliamo raccontare la storia e i protagonisti del mondo dell’arte contemporanea in Italia dal 1991 ad oggi tramite l’esperienza seminale di una delle prime realtà nonprofit italiane, in una pubblicazione che raccoglie testimonianze, documenti, immagini e testi inediti. Il volume si articola in 17 capitoli, che descrivono le attività fondamentali di un’organizzazione nonprofit. A cura di Patrizia Brusarosco e Milovan Farronato. Coordinamento editoriale Giulia Brivio, Monica Thurner, Giulio Verago. Un ringraziamento speciale a Gemmo spa. Edito da Mousse Publishing 392 pagg, colori.

16 giugno - 15 settembre 2009
Curatology©
un progetto di Milovan Farronato con Elena Bordignon e Marco Tagliafierro, Vincenzo De Bellis e Davide Ferri, Paola Noè e Francesco Garutti, Michela Arfiero e Simone Menegoi, Roberta Tenconi e Antonio Grulli


La mostra

Una mostra collettiva, ma strutturata come 10 presentazioni personali indipendenti, è l’esito espositivo della serie di interviste condotte dal direttore artistico di Viafarini, Milovan Farronato, che hanno suscitato grande interesse da parte di un vasto pubblico. Da aprile a giugno, presso la sede del DOCVA, Fabbrica del Vapore, si sono confrontati in cinque tappe dieci curatori: Elena Bordignon e Marco Tagliafierro, Vincenzo De Bellis e Davide Ferri, Paola Noè e Francesco Garutti, Michela Arfiero e Simone Menegoi, Roberta Tenconi e Antonio Grulli.

Ogni curatore presenta in mostra una sola opera con l’obiettivo di formalizzare la complessità del proprio indirizzo di ricerca, come ideale conclusione del dibattito su una possibile campionatura di alcuni indirizzi di ricerca curatoriali attivi in Italia in genere e a Milano in particolare.

Viene fornita così una mappatura realistica di alcune delle ricerche in atto, in grado di rappresentare molteplici approcci e attitudini, realizzata attraverso le opere di giovani artisti presenti nell'Archivio del DOCVA.
Lo spazio di Viafarini alla Fabbrica del Vapore, grazie alla collaborazione con Vibrapac, è suddiviso in dieci nicchie ove le opere selezionate trovano la propria collocazione.

 

Le interviste

Curatology© è un ciclo d’interviste con dieci fra i più rappresentativi curatori italiani dell’ultima generazione, condotte dal direttore artistico di Viafarini, Milovan Farronato.

I curatori coinvolti in questo primo ciclo sono accomunati da una condivisa attenzione verso l'emergente scena artistica italiana e la sua promozione.

Curatology© rappresenta una preziosa e rara occasione per mettere in luce il percorso professionale, le scelte, gli orizzonti culturali e gli obiettivi di una generazione di curatori attivi in Italia, e a Milano in particolare. Il programma si rivolge principalmente ai giovani artisti dell’archivio DOCVA, per permettere loro di comprendere meglio i referenti curatoriali più consoni alla loro ricerca e per confrontarsi sulle direzioni artistiche rilevanti a livello internazionale.

 

L’Archivio Curatori

Curatology© è inoltre il primo passo verso l’istituzione dell’Archivio Curatori, che raccoglierà i dossier sui progetti espositivi e/o editoriali dei curatori coinvolti e sarà consultabile presso il DOCVA Documentation Center for Visual Arts, organizzato da Careof e Viafarini.

Curatology© rappresenta un’occasione preziosa per stimolare nuove forme di sinergia e collaborazione tra artisti e curatori.

 

Con il patrocinio del Comune di Milano - Cultura. Con il contributo di Fondazione Cariplo, Gemmo, Vibrapac e Campari Soda.

10 novembre - 23 dicembre 2009
Il raccolto d'autunno è stato abbondante
a cura di Chiara Agnello e Milovan Farronato

 

A seguito di due anni di ricerca, Careof e Viafarini, in collaborazione con l’Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia sono pronti a mostrare alcuni fra i più interessanti artisti il cui lavoro è ampiamente documentato negli archivi del DOCVA, il centro di documentazione sulle arti visive di Milano.

Gli artisti in mostra, selezionati da Chiara Agnello e Milovan Farronato, curatori del DOCVA, costituiscono un gruppo eterogeneo che ha avuto modo di confrontarsi nei mesi precedenti l'inaugurazione, allo scopo di verificare possibili sinergie o confacenti strategie di condivisione dello spazio espositivo, di orchestrare la definizione dei lavori in mostra e la loro sequenza. Giovani alle prime esperienze - per i quali la mostra è un terreno di sperimentazione e lo spazio fisico di una palestra intellettuale - affiancano artisti di maggiore esperienza e con qualche caratterizzante mostra alle spalle.
Si tratta di una “raccolta” copiosa, che intende offrire visione a ricerche variegate per grado di stili e modalità espressive, verificando temi, interessi, ricorrenze: dalle speculazioni astronomiche di Cleo Fariselli alle evocazioni storiche di Renato Leotta o letterarie di Emily Bovino; dal folklore italico di Antonio Barletta alle riflessioni multiculturali di Anja Puntari e Maia Sambonet; dai gesti permeati di romanticismo di Matteo Rosa alle presenze silenziose di Giovanni Oberti e Loredana Di Lillo; dalle costruzioni precarie di Manuel Scano, agli interventi paradossali di Santo Tolone, sino agli assemblaggi di Riccardo Baruzzi e Giorgio Guidi dove ogni elemento conserva tracce di memoria personale e collettiva.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Mousse Publishing.
 

Un progetto di Careof e Viafarini
In collaborazione con l'Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia

17 settembre - 31 ottobre 2009
La fioritura del bambù
a cura di Milovan Farronato

 

Dopo il progetto Curatology© e la mostra conclusiva in cui dieci curatori hanno presentato l’opera di un artista italiano a loro scelta, il 17 settembre Viafarini DOCVA conserva la struttura modulare, che parcellizza lo spazio in ambienti indipendenti. Anche questa volta, per adempiere a una delle mission fondative, promuove la creatività nostrana: nove giovani gallerie italiane si presentano con l’opera di un loro artista.

 

La selezione si è basata sui seguenti criteri: gli spazi non hanno sede a Milano, per offrire un contraltare all’opening condiviso delle gallerie cittadine durante StartMilano – un valido compendio intra moenia di ciò che accade extra moenia. Si sono preferite esperienze di recente istituzione per attivare sinergie con l’Archivio DOCVA. Da un lato l’Archivio che raccoglie materiali di molti artisti in attesa di “rappresentanza”, dall’altro gallerie che sono ancora alla ricerca di artisti da rappresentare.

 

Come il bambù detiene il record di crescita nel mondo vegetale, queste giovani gallerie hanno avuto uno sviluppo repentino grazie a scelte fortemente caratterizzanti. Il bambù è inoltre una pianta estremamente longeva che prima di morire esprime la sua massima fioritura. Viafarini augura un lungo percorso, una diffusione rizomatica e una fioritura senza dolore a: A Palazzo Gallery, Brescia; Agenzia04, Bologna; CAR Projects, Bologna; Federica Schiavo Gallery, Roma; Fabio Tiboni Arte Contemporanea, Bologna; Galleria Tiziana Di Caro, Salerno; Jarach Gallery, Venezia; Norma Mangione Gallery, Torino; unosunove arte contemporanea, Roma.

 

Protagonisti dell’evento espositivo sono: Francesco Barocco, Elia Cantori, Stanislao Di Giugno, Marina Fulgeri, Carla Mattii, Giovanni Ozzola, Marta Pierobon, Gabriele Porta, Alessandro Zuek Simonetti

 

La fioritura del bambù rientra nella serie di progetti caratterizzanti il 2009 di Viafarini DOCVA, realizzati grazie al sostegno di Fondazione Cariplo e alla partnership di Gemmo.

 

A novembre inaugurerà la tappa conclusiva di questa stagione di eventi: un progetto di Careof e Viafarini, a cura di Chiara Agnello e Milovan Farronato destinato presentare il “best of” di due anni di Visione Portfolio dell'Archivio DOCVA Documentation Center for Visual Arts. Il centro di documentazione comprende la Biblioteca specializzata nelle arti visive, l'Archivio Portfolio, l'Archivio Video, la Banca Dati Opportunità ArtBox.

 

La mostra collettiva sarà allestita negli spazi Careof e Viafarini alla Fabbrica del Vapore, promossa dalla Regione Lombardia e intitolata Il Raccolto d’Autunno è stato Abbondante, a sottolineare la ricchezza delle nuove proposte meritevoli di esposizione.

11 febbraio - 21 marzo 2009
Alexej Koschkarow, Checkpoint Charlie
a cura di Milovan Farronato


Mercoledì 11 febbraio Viafarini inaugura una mostra personale dell'artista bielorusso Alexej Koschkarow. “Le icone, i simulacri e il loro potere evocativo” potrebbe essere il sottotitolo di una qualsiasi personale dell'artista Alexej Koschkarow, bielorusso d'origine, tedesco di formazione.

Dopo una parentesi pittorica presso l'Accademia di Minsk in Bielorussia (di cui ora in Viafarini si manifestano i risultati) l'iniziazione alla scultura si è compiuta a Düsseldorf.
Da allora, la scultura resta il mezzo espressivo che circoscrive e definisce l'approccio dell'artista senza riassumere integralmente la sua produzione, che nel corso degli anni è sconfinata in eventi performativi, azioni e ambienti compositi. Chic esorbitato con inconfondibili attrazioni barocche; suggestioni a realtà/motivi distanti e variegati che sono incastonati in cammei dalla rara perfezione e cura morbosa del dettaglio. Dalla classica wunderkammer in cui troneggia il ricorrente memento mori virato in nero riflettente, a un polveroso archivio (una prigione di carta in cui un teschio fa capolino e si rivela l'unica maniglia per un'eventuale via d'uscita), fino al bagno rivestito di nero e d'oro in cui ogni arredo funzionante richiama l'Egitto classico, i suoi decori, le piramidi e soprattutto i sarcofagi. Quindi ricorrente nella sua produzione è il tema classico del “trionfo della morte” confinato in sculture o ambienti scultorei che pretendono di conservare una funzionalità e di falsificare i materiali che suggeriscono, siano essi marmo o carta, ceramica od ossa.

Ora in Viafarini un nuovo progetto che riflette su un altro monumento, in questo caso della storia recente (la monumentalità è un'ulteriore caratteristica saliente del lavoro di Alexej). Il Checkpoint Charlie citato nel titolo della mostra era un noto punto di passaggio sul confine tra i settori del Muro di Berlino. In funzione dal 1945 al 1990, collegava il settore d'occupazione sovietico (quartiere di Mitte) con quello americano (quartiere di Kreuzberg).
Situato sulla Friedrichstraße, all'altezza dell'incrocio con Zimmerstraße, vi era ammesso il passaggio solo di militari delle forze alleate, diplomatici e cittadini stranieri. Dopo la riunificazione il punto di controllo fu abbattuto e i resti della baracca di guardia originale conservata all'Alliertenmuseum; il 13 agosto 2000 ne fu inaugurata una ricostruzione fedele, divenuta in breve tempo di grande richiamo turistico.
La personale ricostruzione in scala offerta ora da Koschkarow è sottoposta a una revisione con annessa falsificazione storica. Accentuare, esasperare alcuni aspetti con il senno del poi e trasformare questa “baracca di piccole dimensioni” ma di sempiterno valore simbolico in un monumento e monito imponente, tra il saloon e la trincea. L'attenzione dell?artista non si è fermata solo sul perimetro esterno e sulle sue adiacenze, ma ha trasfigurato in un tripudio di motivi barocchi anche l'interno a cui l'osservatore può ora fare capolino.
Il simbolo di una divisione geografica e culturale difficile da metabolizzare, un luogo di traumi personali e collettivi, diventa per Koschkarow occasione per rincorrere all'ennesima potenza visioni dicotome della realtà e della storia. Il "sentimento" dell'opposizione e del contrasto, per quanto edulcorato dal manierismo sofisticato della resa plastica e pittorica, si impone come più saliente caratterizzazione di questa immaginifica ricostruzione fantastica.

Nato a Minsk nel 1972, Alexej Koschkarow si è diplomato all'Accademia di Düsseldorf. Vive e lavora a Berlino.
Con il contributo di Fondazione Cariplo e Gemmo.

Divagazioni sul tema. Ciclo di approfondimenti tematici sottesi ai progetti espositivi di Viafarini
Lesson Four: Memorabilia
Parole chiave: monumentalità, funzionalità, memento, trionfo della morte, wunderkammer, barocco, manierismo, ornamento, kitsch / chic, revisionismo, falsificazione, simulazione. Artisti: Alexej Koschkarow, Mat Collishaw, Sam Durant, Flavio Favelli, Ilya Kabakov, Komar & Melamid, Valery Koshlyakov,  Anatoly Osmolovsky, Manfred Pernice, Sam Taylor Wood

4 aprile - 17 maggio 2008
Liliana Moro, This Is the End
a cura di Milovan Farronato


Careof e Viafarini sono lieti di inaugurare le loro nuove sedi espositive presso la Fabbrica del Vapore con una mostra condivisa dedicata a Liliana Moro, artista internazionale particolarmente legata alla città di Milano. Moro infatti non solo è nata nel capoluogo lombardo, ma a Milano continua a vivere e lavorare. Prima del riconoscimento internazionale sancito dalla partecipazione alla 45a Biennale di Venezia del 1993 e a Documenta IX, nel 1992 a Kassel, (nonché a una significativa serie di mostre, personali e collettive, presso prestigiose istituzioni di tutto il mondo, tra cui il Castello di Rivoli nel 1994, il Moderna Museet di Stoccolma nel 1998, la Stichting De Appel di Amsterdam nel 1999 e il CCA Wattis Institute for Contemporary Art di San Francisco nel 2005), l'artista è stata anche una delle animatrici di una delle più floride stagioni culturali della città: fondatrice insieme a un gruppo di artisti - non un collettivo ma un'esperienza condivisa di crescita e confronto - della rivista Tiracorrendo e dello spazio di via Lazzaro Palazzi, è stata anche sostenitrice, sin dalle origini, delle due istituzioni che ora inaugurano con lei la loro nuova sfida. Suo ad esempio è stato il manifesto scelto nel 1991 da Viafarini a rappresentarla; sua la personale che Careof ospitò nel 1997, nella sede storica di Cusano Milanino.

 

La mostra a cura di Milovan Farronato è stata resa possibile grazie alla preziosa collaborazione di Vibrapac. This is the End, il titolo provocatorio scelto da Liliana Moro per evocare al contempo una fine e un nuovo inizio, raccoglie in una struttura architettonica, secca e minimale - pensata e progettata dall'artista con i materiali e le competenze costruttive di Vibrapac - una serie di lavori precoci e recenti, noti e inediti. Una selezione non destinata a seguire un percorso retrospettivo nella carriera decennale dell'artista, quanto a offrire una speciale prospettiva, e un particolare orizzonte interpretativo sul suo lavoro.

Pareti dagli spigoli vivi, che non definiscono perimetri conclusi, incastonano stanze il cui accesso è permesso o proibito. Disegnano una forma nitida, una scultura in sé, che è anche ambiente destinato a ospitare la circolazione incerta dello spettatore e l'apparizione di cinque lavori: sculture, installazioni e una scritta al neon, in un bilanciato, ma imprevedibile, gioco d'equilibri che si articola intorno a un ideale centro. Dispersione e concentrazione, interno ed esterno, suggestioni luminose e sonore, simulacri ambigui e meccanismi impazziti sono gli ingredienti salienti.

Il muro stesso acquista un ruolo simbolico che lo porta a trasformarsi da semplice elemento architettonico a citazione dai molteplici significati. È l'immagine dei tanti ostacoli in cui ci si imbatte; è la barriera da superare se si vuole andare oltre e scoprire cosa c'è al di là; è il limite con cui ognuno si deve confrontare nella vita di ogni giorno; il filtro tra interno ed esterno, il guscio che ci protegge dal mondo o lo schermo che ci impedisce di comunicare con ciò che è al di fuori.

 

Careof e Viafarini hanno offerto a Liliana Moro uno spazio neutro, non ancora ripartito nelle due sale che saranno successivamente destinate a ospitare i rispettivi programmi espositivi. Vibrapac le ha permesso di creare una struttura, opera e meccanismo di display, a immagine e somiglianza dell'itinerario e dei lavori in esso racchiusi. Contenuto e contenitore, significato e significante in una miscela calibrata e orchestrata ad unisonum.

 

Con la collaborazione di Vibrapac

Con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano - Settore Tempo Libero

Con il contributo Fondazione Cariplo, Gemmo spa, Vibrapac spa

22 maggio 2008
Cyprien Gaillard con Koudlam, Field of Rest
a cura di Milovan Farronato

 

Il 22 maggio alle ore 21.00 Viafarini organizza, nella sua nuova sede alla Fabbrica del Vapore, un evento di una notte di video proiezioni e musica con l'artista francese Cyprien Gaillard (Parigi, 1980), che ha appena presentato i suoi ultimi film al Centre Pompidou di Parigi e che si è esibito in concerto, insieme al musicista Koudlam, all'Opening Party della Biennale di Berlino 2008.

Il centro intorno a cui gravita l’opera poliedrica di Cyprien Gaillard è il concetto di entropia, termine ripreso dalla termodinamica e interpretato come misura del disordine di un sistema fisico. Semplificando, si può dire che nel momento in cui un sistema passa da uno stato ordinato a uno disordinato la sua entropia aumenta. In modo romantico, l’artista esplora questa legge fisica, questa possibilità, questa funzione di stato all’interno di contesti urbani e naturali, dove il sopraggiungere del caos è spesso subliminale, talvolta esplicitato.

Nel video Desniansky Raion (2007) - presentato in occasione della fiera internazionale Art Basel all’interno della prestigiosa sezione Unlimited - ordine e disordine sono sempre a confronto e in alternata successione. Visioni dall’alto di una moltitudine di grattacieli, due bande di hooligan in contrasto, fuochi d’artificio: il tutto in uno scenario melanconico, memore di una rinnovata stagione Romantica. Uomo e natura, uomo e architettura in sublime contrasto e opposizione. Tra atto “vandalico” ed estetica minimale, tra interventi di Land Art e videoproiezioni, Gaillard ricerca le tracce dell’uomo nel contesto che lo circonda, suggerendo pregnanti sensazione piuttosto che proponendo icone dal potere evocativo.

2008 - 2009
Divagazioni sul tema. Approfondimenti tematici sottesi ai progetti espositivi di Viafarini
Curatela e redazione testi: Giulio Verago. Ideazione: Milovan Farronato e Giulio Verago.

 

10 giugno 2008 - 6 giugno 2009

 

Divagazioni sul tema

Approfondimenti tematici sottesi ai progetti espositivi di Viafarini.  

 

Lesson Five: Bittersweet Symphony 

Parole chiave: potere/autorità, controllo politico, dignità umana, disagio sociale, deriva mediatica, cultura/subcultura, realtà/finzione, evasione, messa in scena. 

Artisti: Yoshua Okón, Francis Alÿs, Allora & Calzadilla, Minerva Cuevas, Christian Jankowski, Pipilotti Rist, Marinella Senatore, Santiago Sierra, Sislej Xhafa

 

Lesson Four: Memorabilia 

Parole chiave: monumentalità, funzionalità, memento, trionfo della morte, wunderkammer, barocco, manierismo, ornamento, kitsch / chic, revisionismo, falsificazione, simulazione.  Artisti: Alexej Koschkarow, Mat Collishaw, Sam Durant, Flavio Favelli, Ilya Kabakov, Komar & Melamid, Valery Koshlyakov, Anatoly Osmolovsky, Manfred Pernice, Sam Taylor Wood

 

Lesson Three: Hortus Fragilis 

Parole chiave: microcosmo / macrocosmo, habitat, giardino, coesistenza, ibridazione, vegetale / umano, spazio politico, ciclo vitale, caducità, controllo sociale, hortus conclusus, naturalità / artificio. 

Artisti: Stéphanie Nava, Lara Almarcegui, Nobuyoshi Araki, Kutlug Ataman, Caretto Spagna, Jeremy Deller, Mark Dion, Martin Kippenberger, Giuseppe Penone, Marc Quinn, Tomas Saraceno, Lois e Franziska Weinberger

 

Lesson Two: Reviving Heimat 

Parole chiave: heimat, appartenenza, origine identitaria, memoria, folklore, demistificazione, genius loci, habitus, citazione, originale/falso, stilema, monumentalità, romanticismo. 

Artisti: Valentin Carron, Mike Kelley, Cameron Jamie, Christian Boltanski, Sterling Ruby, Yinka Shonibare, Nomeda & Gediminas Urbonas, Florian Slotawa, Elaine Sturtevant, Monica Bonvicini, Guido Van Der Werve, Katharina Grosse

 

Lesson One: Mesmer Effect 

Parole chiave: alienazione, costrizione, coazione a ripetere, percorso claustrofobico, spaesamento, labirinto. 

Artisti: Andreas Golinski, Robert Smithson, Robert Morris, Richard Serra, Wang Wei, Gregor Schneider, Katharina Fritsch, Monika Sosnowska, Mona Hatoum, Peter Fischli & David Weiss, Nico Vascellari, Hans Schabus, Ugo Rondinone, John Bock, Hélio Oiticica, Shilpa Gupta, Simon Patterso

10 giugno - 26 luglio 2008
Andreas Golinski, Lost Dreams
a cura di Milovan Farronato


La singolarità qualunque, che declina ogni identità e ogni condizione d'appartenenza a una stringente questione di giornaliera sopravvivenza, è nemica tanto di un'individualità che vuole preservare le sue radici culturali quanto di una collettività flessibile in cui poter entrare e uscire a propria discrezione. Questo modello relazionale e sociale è alla base del nuovo progetto espositivo di Andreas Golinski (Essen, 1979).

L'artista tedesco, la cui formazione comprende studi di industrial design a Colonia e Basilea, ha scelto di porre al centro della sua ricerca questo tema dopo aver preso coscienza, anche personalmente, delle schiaccianti imposizioni dettate al lavoratore nell'odierna società dei consumi di massa.

L'alienazione dell'ingranaggio industriale, di oggi e di ieri, è la metafora che l'artista sceglie di utilizzare per mettere in evidenza un modello coercitivo di convivenza. Operai costretti a condividere un livellamento percettivo e culturale sono stati i soggetti con cui l'artista a Essen ha convissuto per un lasso di tempo sufficiente a dipanare le dinamiche dell'ingranaggio produttivo, ora tradotto in Lost Dreams, un articolato percorso di corridoi claustrofobici e labirintici - realizzati attraverso pallet impilati - che in penombra riportano allo spettatore un'esperienza sensoriale di straniamento costante e progressivo.

Dov'è finito l'uomo con le sue specifiche e la sua più intima natura all'interno di questo meccanismo? Un quesito non nuovo ma sicuramente attuale che si rincorre su diversi livelli della realtà sociale. Dagli operai abusivi e posti in condizioni di sostenibilità precaria – come racconta la recente cronaca - ai mercanti abusivi clandestini e illegali, sicuramente non liberi; a chi è diventato folla senza volontà, o individuo senza più specifiche.

Andreas Golinski nel 2007 ha partecipato alla residenza Nosadella.due a Bologna e nel 2005 al Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti, visiting professor Alfredo Jaar. Nel 2008 si è tenuta la sua prima mostra personale a Milano, presso neon>fdv, a cura di Andrea Lissoni.

Con il contributo Fondazione Cariplo e Gemmo spa.

20 settembre - 25 ottobre 2008
Valentin Carron, Luisant de sueur et de briantine
a cura di Milovan Farronato


Sabato 20 settembre Viafarini inaugura una mostra personale dell'artista svizzero Valentin Carron nelle due sedi di Viafarini DOCVA, alla Fabbrica del Vapore e di VIR Viafarini-in-residence, presso la sede storica di via Farini 35. La mostra apre in occasione di STARTMILANO alle ore 18.00 presso VIR Viafarini-in-residence e alle ore 19.00 presso Viafarini DOCVA, dove seguirà rinfresco.

Valentin Carron (nato a Martigny, nel 1977 dove vive e lavora) focalizza la sua ricerca sul concetto di heimat, termine tedesco la cui più forte caratterizzazione può essere approssimativamente resa in italiano con la perifrasi “terra d’origine”, intesa sia come luogo di provenienza che come contesto d’appartenenza. All’immagine del cittadino del mondo che sa relazionarsi a culture diverse e sa incorporare coscientemente riferimenti disparati, Carron preferisce l’immagine dell’uomo empaticamente legato alle proprie tradizioni, visceralmente radicato nel “villaggio” in cui ha avuto i natali la sua storia.

L’artista girovaga intorno al suo “paesaggio” emozionale, esperienziale e visivo per definire un perimetro circoscritto che parli di lui, della sua terra e al contempo di ciò che gli sta intorno. La metafora forse più calzante è quella offerta da Ludwig Wittgenstein che nel tentativo di definire un campo del sapere molto specifico lo paragona a un’isola di cui misurare, centimetro per centimetro, il perimetro; per poi accorgersi, in conclusione, di aver solo profilato il bordo di ciò che gli gira intorno.

Questo senso di rassegnazione di fronte all’oceano dell’infinito in cui deborda ogni tentativo umano di definizione è la temperatura emotiva che domina anche il lavoro di Carron, originario della Valais, luogo di montagne e vallate agresti, coltivazione di vino, baite, isolamento… romanticismo… porticati e periferie.

Un paesaggio emozionale declinato in Viafarini in due ambienti distinti e complementari, come due facce di una stessa medaglia. Da un lato (nella sede storica di Viafarini) i residui della colonizzazione romana trattenute in poderose colonne tortili che si susseguono profilando l’illusione di una prospettiva barocca, picee e imponenti.

A loro il contraltare di inferiate che definiscono e chiudono finestre inesistenti. D’ispirazione liberty, eclettiche per natura, quasi provenissero dal migliore museo d’Art Brut, ma omologate dalla stessa tinta cromatica. Dall’altra parte (nella nuova sede presso il Docva) un orizzonte visivo composto dallo stesso simbolo ripetuto in otto esemplari identici, ma variati ciascuno dalle tinte bicolori che li caratterizzano. E alla monumentalità delle colonne precedenti, un'unica scultura, calco di un tronco polimorfo levigato dal tempo e dall’acqua del fiume, abbandonata sul pavimento. Astante forma senza effigie a contemplare il simbolo principe della cultura occidentale.

Con il contributo di Regione Lombardia, Fondazione Cariplo, Pro Helvetia, Istituto Svizzero di Roma - Centro Culturale Svizzero di Milano, Gemmo.

Liliana Moro
Kim Jones
3 - 31 maggio 2007
Re-Enacted Painting
a cura di Milovan Farronato


L'intento del progetto, a cura di Milovan Farronato, è quello di delineare, attraverso un articolato programma di mostre, conferenze e workshop, le potenzialità, i percorsi, gli sviluppi della ricerca pittorica della nuova generazione. Senza trascurare i rimandi e le contaminazioni con le ricerche del passato, Re-Enacted Painting intende focalizzare l'attenzione sul ruolo della pittura come linguaggio dinamico, capace di reinventarsi sperimentando nuove soluzioni, intrecciando relazioni diverse e inaspettate con altre tecniche e linguaggi, come la scultura e l'installazione, fino a creare ambienti spaziali complessi in cui si riserva il ruolo di protagonista.

 

Nucleo centrale del programma è la mostra collettiva Re-Enacted Painting, in programma dal 3 maggio al 31 luglio 2007, che presenta il lavoro di dieci artisti, fra i più promettenti giunti all'Archivio negli ultimi due anni: Atrium-Project (Claudia Dallagiovanna e Riccardo Arena), Simone Barresi, Lorenza Boisi, Rossana Buremi, Manuele Cerutti, Martina Della Valle, Paolo Gonzato, Daniela Pedretti, Felice Serreli, Simone Tosca.

Quasi estremizzando uno dei dictat curatoriali più diffusi, ovvero quello di far dialogare le opere tra loro, Re-Enacted Painting si presenterà come un'unica installazione collettiva. Un ambiente creato da un gruppo compatto e sinergico. La mostra è il risultato di una lunga serie di incontri fra i membri del gruppo, avviati nell'ottobre 2006 allo scopo di individuare i punti di incontro e di scontro delle singole ricerche. I verbali di questi confronti sono stati raccolti da due guest curator, Martina Angelotti e Marco Tagliafierro, al fine di documentare il work in progress all'origine dell'esposizione.

 

La mostra collettiva coinvolgerà l'intero spazio espositivo di Viafarini, ad eccezione della parete principale della galleria, un White Screen destinato ad ospitare ciclicamente un'opera di un artista internazionale, sia affermato che emergente, tra i più interessanti del panorama attuale e in linea con le tematiche del progetto. Gli artisti scelti (Pere Llobera il 3 maggio, Katharina Fritsch il 14 maggio, Nathalie Djurberg il 23 maggio e Maria Morganti il 21 giugno) saranno invitati a Milano a tenere una presentazione dell'opera, nell'ambito di una conferenza piuttosto che un workshop. Questa sezione del progetto intende integrare la mostra attraverso uno strutturato programma di formazione indirizzato ad un pubblico giovane.

 

L'intero progetto è anticipato a marzo da Re-Enacted Painting - Preview, una presentazione delle opere degli artisti coinvolti nella mostra collettiva presso la sede della società di consulenza A.T. Kearney, in Via Borghetto 6 a Milano.

Ad aprire e chiudere Re-Enacted Painting, presso Viafarini si terranno le personali di due emergenti stranieri, invitatati a confrontarsi con la giovane scena milanese, e a lavorare sul tema del confronto/scontro della ricerca pittorica con altre forme d'espressione. La mostra di David Renggli, artista svizzero, è in corso fino al 15 aprile, con la curatela di Noah Stolz; mentre l'artista visivo e cantante underground coreano Hyunjhin Baik farà dialogare pittura e musica in un progetto a cura di Milovan Farronato, in programma dal 22 settembre a fine novembre.

L'importanza del progetto è confermata dal forte sostegno garantito dal Settore Tempo Libero del Comune di Milano che, nelle parole dell'Assessore allo Sport e Tempo Libero Giovanni Terzi, “regala una importante opportunità per un gruppo di giovanissimi artisti dell'area milanese e rappresenta un trampolino di lancio per tutti coloro che gravitano intorno al centro culturale di Viafarini nonché una importante occasione per conoscere e confrontarsi con artisti provenienti da Paesi stranieri”.

7 marzo 2007
Re-Enacted Painting - Preview, presso A.T. Kerney
a cura di Milovan Farronato


Re-Enacted Painting - Preview. Per inaugurare la nuova sede milanese di via Borghetto 6, A.T. Kearney ha scelto di collaborare con Viafarini partecipando a Re-Enacted Painting.

Perché Re-Enacted Painting - Preview. A.T. Kearney ha voluto condividere il progetto di Viafarini, riconoscendosi nei concetti di innovazione, ricerca, capacità di reinterpretazione e spirito di collaborazione che danno impulso all’iniziativa e ha offerto agli undici artisti selezionati da Viafarini l'occasione di confrontarsi con spazi inusuali, invitandoli a immaginare le loro opere nel contesto dei propri spazi di lavoro.

Con Re-Enacted Painting - Preview l’opera d’arte esce dall’ambiente abituale per entrare nel quotidiano dei luoghi di lavoro, trasformati in spazi di fruizione artistica. L’interazione dà nuovo significato agli spazi del vivere e alle forme dell’espressione artistica: la peculiare sede espositiva, nella sua forte connotazione non artistica, partecipa infatti della “rimessa in scena” modificando la percezione del visitatore e arricchendola di nuove inusuali suggestioni.

Re-Enacted Painting - Preview presenta in anteprima opere in molti casi appositamente realizzate per questo evento.

A.T. Kearney e l’arte: un lungo sodalizio. Da diversi anni, l’impegno di A.T. Kearney a sostegno dell’arte ha portato al lancio di programmi internazionali come Visions e Arts in the Office. A.T. Kearney crede infatti nel valore del talento e della creatività, promuovendone l’espressione anche al di fuori del contesto di business. Attraverso eventi e mostre all’interno delle proprie sedi di tutto il mondo, A.T. Kearney ha contribuito a diffondere la cultura dell’arte, consolidando la propria partnership con istituzioni come la Royal Academy of Arts di Londra.

In Italia, le precedenti esperienze hanno riguardato i progetti sviluppati con la Galleria Doria Pamphilj di Roma per il restauro delle Lunette Aldobrandini di Annibale Carracci, con l’Archivio Fotografico Fratelli Alinari di Firenze e con il Museo Diocesano di Milano.

28 novembre 2006 - 28 gennaio 2007
Nico Vascellari, Cuckoo
a cura di Milovan Farronato


Indumenti, amplificazione, cornice, lana, luce, plotone, origine, rituale, scripta, icona, percussioni, ritmica, tempio, terra, uniforme, sacralità, rami bruniti sono le componenti che caratterizzano Cuckoo, una processione alpina che potrebbe anche essere un rituale esoterico sudafricano; o una parata carnascialesca, o forse, ancora, un sabba in cui neri figuri, ritmicamente cooptati, appuntiscono a colpi d'ascia enormi tronchi e predispongono un altare sacrificale su cui Nico Vascellari insieme a Stephen O'Malley e John Wiese (membri rispettivamente dei Sunn O))) e dei Bastard Noise) andranno ad esibirsi.

L'evento performativo rappresenta l'apice di un climax che informa l'ambiente per poi restituirlo in uno stato catatonico di quiescenza. Su una fucina innalzata di tronchi bruniti, in mezzo a palchetti abbozzati e travi di legno e metallo penzolanti, Vascellari e i due musicisti suoneranno e canteranno accompagnati dalla ritmica dei “falegnami” che in altra sede (nel cortile della galleria) continueranno ad aguzzare i pali di legno.

La performance condurrà lo spettatore a distinguere e alternativamente fondere gli elementi che compongono questa pruriginosa assenza e pudica ricerca di una forma all'interno di un ambiente unitario costituito dall'incrocio di sculture in legno e strati di plastica fusa con impresse le impronte dei performer; animato da bagliori luminosi mobili e da ritmi cadenzati e ossessivi; arricchito da elementi legati al folklore nostrano e da un sentimento di religiosità animista.
Il tutto rigorosamente orchestrato e gestito dall'artista, che disegna i loghi e gli abiti, definisce le azioni e le sonorità e infine realizza le sculture che determinano l'ambiente complessivo.

Intervista di Sonia Campagnola su Flash Art (2017)

Con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano - Settore Tempo Libero e il contributo di Gemmo S.p.A
Si ringrazia American Center Foundation

21 settembre - 24 novembre 2007
Hyunjhin Baik, Adjective Look
a cura di Milovan Farronato

 

Un incessante rimbalzo, un ossessivo rintocco riecheggia in tutto lo spazio. Si tratta del ritmico e costante rumore di una pallina da ping pong che rimbalza. Come un ticchettio scandisce il tempo; come altri suoni pretende una risposta, fosse anche solo il dialogo muto della sua ripetizione. Certamente ha scandito il flusso di coscienza dell’artista che ha generato mille possibili narrazioni e nessuna in particolare, e ora palleggia lo sguardo dell’osservatore tra i segni dispersi in mostra.

 

Viafarini è diventata un A4, un semplice e puro foglio bianco su cui Hyunjhin Baik, nell’arco di due mesi di residenza, ha materializzato una composizione attraverso suono, pittura, scultura, installazione e performance. O forse è questa sedimentazione di tracce ed espressioni — tra il ponderato e l’imponderabile, tra il serio e il faceto — che è diventata lirica (ricordiamo che Baik è anche musicista underground, compositore professionista nonché poeta; ha collaborato con il danzatore e coreografo coreano Eun-Mi Ahn, con la leggendaria danzatrice-coreografa tedesca Pina Bausch e con diversi registi, tra cui Chan-Uk Park, Sang-Soo Hong e Ki-Duk Kim):

Un aspetto senza alcun aggettivo / con ogni aggettivo

L’ho letto, perché avevo sentito dire
che era un testo grandioso.
Invece era mediocre.
Infatti, non l'ho neanche letto fino alla fine.
Il tutto per un’immagine che avevo visto tanto tempo fa.
Forse per questo
ho continuato ad avere pensieri banali.
Quindi non potevo leggerlo bene.
In molti mi chiedevano continuamente la mia opinione.
Così rispondevo, è così così.
Comunque adesso, lo sai.
Non è vero.
La mia risposta era assolutamente non ponderata.
Me ne vergogno.
A questo punto, mi sorge questo pensiero:
se ci fosse stato un minimo rapporto con
l’immagine che avevo visto, molto probabilmente,
suppongo, sarei almeno riuscito a leggerlo
fino alla fine.

 

Cosa l’artista non è riuscito a leggere? Si tratta di un testo reale o fittizio? Esiste un filo conduttore? Quattro tavoli da ping pong inutilizzati trasmettono un suono fantasma. Un logo formato da quattro forme romboidali cola sul muro e si rincorre nei disegni e nelle pitture. Due sono i colori di questa bandiera liquefatta: rosso e verde come un semaforo che arresta o invita a procedere (elemento ripreso anche dal titolo di una serie di disegni He saw a traffic signal). È un sì e un no, un avanti e un indietro, un vivi e un muori. Impone la logica binaria su cui si struttura la mostra. Il sottofondo, così come i tavoli, lasciano supporre che abbia avuto luogo una competizione che tuttavia non ha prodotto un vincitore – le racchette sono solo da difesa – ma ha causato una tragedia. Alcune palline si sono metamorfizzate in ricci dorati e altri motivi lasciano presumere che uno dei due contendenti si sia suicidato, mentre l’altro verosimilmente ha deciso di dedicarsi all’arte venatoria: una carabina, la testa di cervo in trofeo, la scultura fittizia di un altro fucile in legno… E infine un quadro che ritrae il volto di un uomo ferino anch’esso esposto in trofeo.


Il tutto accade di fronte a due enormi tele (Dusk e Dawn) che ritraggono un pubblico di volti, un’audience che ammicca, occhieggia, appare indifferente, talvolta sbeffeggia la sua platea. In questo scenario anche Hyunjhin Baik sarà ready made di se stesso durante le giornate dell’inaugurazione. In posa statuaria, innalzato su uno dei tavoli da gioco, con in mano una delle racchette della competizione, canta ininterrottamente come un juke-box, mentre, in questa mostra “schizofrenica”, una testa d’aglio fecondata e impiccata al muro cerca disperatamente di congiungersi a una cipolla intenta a radicarsi in una bottiglia d’acqua.

 

Come nelle strutture complesse delle sequenze del regista Sang-Soo Hong, anche qui si ha la sensazione di perdersi nel flusso degli innumerevoli rimandi e significati simulati. Anche Hyunjhin Baik attua uno slittamento del significato che comunemente attribuiamo alle cose, alla normalità, in un processo critico e analitico di osservazione del mondo: è un appello all’ascolto e al superamento delle apparenze. Lo spettatore è guidato verso una situazione d’incertezza intellettuale, una messa in discussione delle categorie mentali. Non è facile distinguere realtà e simulazione, serietà e ironia. Ma forse, alla fine, come in un film di David Lynch, al di là delle possibili interpretazioni, si ha sempre il sospetto di essere stati abilmente ingannati…

31 maggio - 15 settembre 2006
Sergio Breviario, diciannove novantasei: mi edifico e ti guardo
a cura di Milovan Farronato


Il titolo della mostra è al contempo  sintesi e premessa di un intervento site specific che include installazione ambientale, scultura, disegni e dipinti, nonché il primo dichiarato indizio fornito dall’artista come possibile chiave di lettura in un intricato sistema di rimandi che regolano la posizione e il dialogo serrato dei lavori in mostra.
Fulcro dell’intervento sono due linee rosse posizionate a livello dell’orizzonte che l’osservatore è invitato a guardare attraverso un foro nel muro, oltre un sipario. Le linee corrispondono a fughe prospettiche ma la prospettiva è ribaltata e l’osservatore quindi si viene a trovare là dove le linee convergono, sul quel punto di fuga che tende all’infinito.

Le opere bidimensionali hanno un ruolo cruciale nel sottolineare le varie fasi di “attivazione” dell’installazione e i rapporti di forza che il punto di vista dell’osservatore costruisce muovendosi nello spazio. Un autoritratto del lato sinistro dell’artista replicato come una macchia di Rorschach è specchio di colui che guarda. L’unica asimmetria è l’occhio chiuso che invita a prendere posizione rispetto alla visione. Un altro disegno che ritrae tre coppie di occhi incastonati in una testa incappucciata svolge il ruolo del guardiano e segna la soglia da varcare per possedere il paesaggio oltre il sipario definito dalle due linee dell’orizzonte, un paesaggio composto da due disegni che ritraggono oltre una seconda cortina delle rovine di un tempio antico dove fa capolino la struttura razionale di un cubo. E ancora: lo spazio contenuto tra le linee tese che percorrono lo spazio espositivo diviene una scultura in scala. Ogni cosa prende forma in questo gioco delle parti e l’artista commenta le logiche dell’intervento:

“L’intento è quello di una mostra da vivere come esperienza, facendo in modo che ognuno mantenga il proprio punto di vista. Perché in questo modo si sta parlando: dei diversi punti di vista. A volta ribaltare qualcosa di non ribaltabile crea delle conseguenze. Questo luogo è dedicato a queste conseguenze, registrate e relazionate tra loro. Nella sostanza non si è definito un soggetto e su quello costruito una mostra, ma lavorato per avere un soggetto”.


Con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano - Settore Tempo Libero

12 - 21 gennaio 2006
Video Invitational - Video in tutti i sensi: Hans Op de Beeck
a cura di Milovan Farronato


Video Invitational è un progetto organizzato da Viafarini in collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa del Comune di Venezia.

Video Invitational presenta a partire da gennaio 2006 quattro incontri con altrettanti artisti internazionali sul tema del video: una serie di opere che mettono in risalto le diverse sfumature dell'attuale ricerca video, i labili confini e le contaminazioni con altre modalità espressive.

Il progetto, a cura di Milovan Farronato, prevede che ciascuna video-installazione sia inaugurata con una discussione ed analisi dell'opera video assieme all'artista, rivolta al pubblico, in particolar modo agli studenti.

 

Hans Op de Beeck

In principio per Hans Op de Beeck è sempre un’immagine pregnante depositata nella memoria, una sorta d’incidente visivo e d’enigma che deve essere risolto. Il tempo di metabolizzazione di questo residuo è variabile, così come il mezzo espressivo che l’artista adotta per ricostruirne lo “scenario” e riproporne il lessico: dipende dal contenuto, dalla valenza emozionale che ha generato e dalla proiezione che l’artista se ne è fatto — il tempo non è solo un fattore cronologico e alcune immagini possono sembrare molto più vicine di ricordi recenti, poiché a queste sono stati aggiunti altri significati e ulteriori valenze.

Hans Op de Beeck è quindi un artista poliedrico che insegue la sua intuizione e che in base a quest’ultima decide quale materia adottare e manipolare: fotografia, video, videoinstallazioni, film o ambienti compositi.

In Viafarini ad esempio sarà proposta la scultura videoinstallativa Loss (2004), un ambiente dalle misure definite che si presenta all’osservatore come una doppia finestra all’interno di un cubicolo, una sorta di bunker da cui guardare un’animazione di disegni che ritraggono varie stagioni ed epoche di un giardino.

Alla Fondazione Bevilacqua La Masa è presentato un lavoro video autonomo: My Brother’s Gardens, 2003. Il lavoro può essere concepito come una sorta di retrospettiva aperta a scenari futuri. Anche in questo caso si assiste alla dissolvenza animata di disegni che ritraggono un giardino in mutazione; viene ripresa una scultura precedente dell’artista e parte dei dialoghi sono stati filmati in un vagone ferroviario simile a quello materializzato nell’ambiente Location 5 (2004). Il film è esempio di come tutto il lavoro di Op de Beeck possa confluire e ritornare come in una saga, ricomporsi e avvicendarsi per mostrare altre pieghe e sfumature di quell’immagine iniziale.

Hans Op de Beeck è nato nel 1969; vive e lavora a Bruxelles. Ha esposto sia in mostre collettive che personali presso prestigiose istituzioni internazionali tra cui: National Museum Reina Sofia, Madrid, 2004; Whitechapel, Londra, 2004; S.M.A.K. Museum of Contemporary Art, Ghent, 2003; PS1-MoMA, New York, 2003.

 

Sempre più di frequente artisti visivi sono invitati a film festival e filmmaker partecipano a esposizioni d'arte. L'approccio registico all'arte è un terreno d'incontro per molti artisti visivi che concepiscono i loro lavori come montaggi cinematografici nello spazio e che come registi dirigono non solo la pellicola ma anche lo sguardo dell'osservatore. La rassegna include l'opera di un artista in grado di competere con l'immagine filmica e di produrre opere intese come lungometraggi, ma anche di un artista che ambienta il suo video come parte integrante e imprescindibile di un'installazione più complessa: due differenti modi di essere artista/regista. In molti casi e con varie possibilità la ricerca video si è anche espressa avvalendosi di modalità e strategie pittoriche, competendo con la pittura per resa cromatica, per suggestione materica o iconografica. Inoltre, nelle ricerche più attuali il video si è confrontato con l'immagine patinata della pubblicità attraverso un montaggio veloce che, assecondando le ritmiche del format, ne svuota tuttavia il contenuto commerciale.

 

Quattro mostre di quattro artisti già noti internazionalmente per documentare i differenti percorsi della video art attuale: Hans Op de Beeck (Belgio), Bjørn Melhus (Germania), Tobias Collier (Gran Bretagna), Runa Islam (Bangladesh).

 

Il programma prevede, a partire da gennaio 2006, quattro videoinstallazioni della durata di due settimane ciascuna, che si terranno in contemporanea presso la Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia e presso Viafarini a Milano.

 

Con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano - Settore Tempo Libero e il contributo di British Council

25 gennaio - 6 febbraio 2006
Video Invitational - Video in tutti i sensi: Bjørn Melhus
a cura di Milovan Farronato


Video Invitational è un progetto organizzato da Viafarini in collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa del Comune di Venezia.

 

Video Invitational presenta a partire da gennaio 2006 quattro incontri con altrettanti artisti internazionali sul tema del video: una serie di opere che mettono in risalto le diverse sfumature dell'attuale ricerca video, i labili confini e le contaminazioni con altre modalità espressive.

Il progetto, a cura di Milovan Farronato, prevede che ciascuna video-installazione sia inaugurata con una discussione ed analisi dell'opera video assieme all'artista, rivolta al pubblico, in particolar modo agli studenti.

 

Bjørn Melhus

È tra gli artisti che esprimono nel modo più efficace le recenti potenzialità estetiche del video e della videoinstallazione. Melhus parte da una formazione in campo cinematografico e infatti alcuni dei suoi lavori, come Auto Center Drive (2003), sono dei lungometraggi da lui diretti e interpretati. L’artista si avvale tuttavia di un approccio registico all’arte anche quando — sempre avvalendosi di proiezioni a parete o a monitor (o di entrambe) — compie interventi più ambientali. In questo caso sospinge l’osservatore all’interno di un set, calcola la sua presenza e lo costringe all’intero di un sistema di suggestioni. I suoi lavori esprimono una dinamica integrazione dialettica tra spazio fisico, immagine e spettatore: è lui infatti a trovarsi immerso in una dimensione visiva dai molteplici punti di vista, nessuno dei quali risulta privilegiato. Al tempo stesso guarda ed è guardato.

Nelle due sedi espositive sono quindi di scena i due lati della stessa medaglia. A Viafarini una doppia proiezione frontale sugli angoli dello spazio espositivo in cui si assiste a un improbabile dialogo tra un astronauta e un cowboy. Inoltre una selezione dai suoi lavori più “pop”, in cui alle riprese si aggiunge l’elaborazione digitale che moltiplica ossessivamente l’immagine dell’artista e crea aberranti scenari. Presso la Fondazione Bevilacqua La Masa vengono presentati alcuni tra i lavori più cinematografici e l’anteprima di un nuovo film, in cui per la prima volta all’interno del video non compare solo l’artista con i suoi vari camuffamenti ma anche due inediti personaggi: suo padre e suo nipote, tre generazioni a confronto in uno scenario fantascientifico.

 

Bjørn Melhus è nato nel 1966 a Kirchheim/Teck, in Germania; vive e lavora a Berlino. Ha recentemente esposto presso il Kyoto Art Center (2005), l’Honolulu Academy of Arts (2005), il Centro Galego de Arte Contemporánea a Santiago de Compostela (2005), e la Foundation for Art and Creative Technology di Liverpool (2004). Ha partecipato all’ultima edizione della Biennale di Istanbul.

 

Con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano - Settore Tempo Libero e il contributo di British Council

9 - 18 febbraio 2006
Video Invitational - Video in tutti i sensi: Tobias Collier
a cura di Milovan Farronato

Video Invitational è un progetto organizzato da Viafarini in collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa del Comune di Venezia.

 

Video Invitational presenta a partire da gennaio 2006 quattro incontri con altrettanti artisti internazionali sul tema del video: una serie di opere che mettono in risalto le diverse sfumature dell'attuale ricerca video, i labili confini e le contaminazioni con altre modalità espressive.

Il progetto, a cura di Milovan Farronato, prevede che ciascuna video-installazione sia inaugurata con una discussione ed analisi dell'opera video assieme all'artista, rivolta al pubblico, in particolar modo agli studenti.

 

Tobias Collier

Nei lavori di Tobias Collier (o Collierus come preferisce farsi chiamare) approdiamo a un mondo intimo e poetico; assistiamo alla ricerca di un punto di partenza o di un punto d'arrivo. I suoi video partono dalla ripresa di dettagli domestici quali la schiuma di una tazzina di caffè, o le gocce di formaggio che si sciolgono sulla superficie di un toast; o ancora la banalità di un cereale. I lavori sono girati in casa e poi proiettati su un monitor e quindi ripresi di nuovo in modo che il risultato finale sia rudimentale, con pixel sgranati, come se l’immagine provenisse da un’epoca passata e non fosse del tutto riconoscibile, e come se la messa a fuoco comparisse e scomparisse allo stesso tempo. In questo modo il dettaglio si perde e l’immagine residua in lento movimento è quella di una massa cosmica (Coffe/Cosmology, 1999); di un paesaggio lunare (Toast/Tranquillity, 2000); di un corpo celeste in rotazione (Cereal/Asteroid, 2002). Talvolta i lavori sono accompagnati da registrazioni di discorsi sui progressi scientifici trasmessi dalla BBC, ma la voce dello speaker viene “dilatata” a 3 giri al minuto, in modo che appaia provenire da lontano, sia nello spazio che nel tempo.

Abituato a mixare i linguaggi e i registri e a non presentare mai il “dato” per quello che è ma per quello che potrebbe rappresentare, anche lo spesso Artist Talk diventerà in Viafarini o alla Fondazione Bevilacqua La Masa, o in entrambe le sedi, l’occasione per un’intervento artistico performativo.

 

Tobias Collierus è nato nel 1972 a Truro (Cornovaglia). Vive e lavora a Londra. Tra le sue mostre personali: Drawn, VTO Gallery, Londra, 1998 e No more stars-Astronomers, Galleri Tommy Lund, Copenaghen, 2002. Tra le recenti collettive: Another Zero, GAMEC Bergamo, 2004; Our present knowledge of the universe, Hinterconti, Amburgo, 2004; There is no way of telling a story without telling my own, Voges + Patner, Francoforte, 2005.

 

Con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano - Settore Tempo Libero e il contributo di British Council.

20 febbraio - 6 marzo 2006
Video Invitational - Video in tutti i sensi: Runa Islam
a cura di Milovan Farronato


Video Invitational è un progetto organizzato da Viafarini in collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa del Comune di Venezia.

 

Video Invitational presenta a partire da gennaio 2006 quattro incontri con altrettanti artisti internazionali sul tema del video: una serie di opere che mettono in risalto le diverse sfumature dell'attuale ricerca video, i labili confini e le contaminazioni con altre modalità espressive.

Il progetto, a cura di Milovan Farronato, prevede che ciascuna video-installazione sia inaugurata con una discussione ed analisi dell'opera video assieme all'artista, rivolta al pubblico, in particolar modo agli studenti.

 

Runa Islam

L’approccio registico e i riferimenti cinematografici di Runa Islam sono evidenti sin dai primi lavori, in questa sede tuttavia sono posti in esame prevalentemente i rimandi al registro pittorico. In uno degli ultimi film in 16 mm, The First Day of Spring (2005), cosa accade? Non molto o quasi nulla: una leggera brezza muove le foglie in una piazza di Dhaka dove un gruppo di conducenti di risciò è seduto in riposo sui propri mezzi di trasporto, mentre la luce nel corso delle riprese volge al tramonto. L’inquadratura è definita da due orizzonti costanti: quello del suolo polveroso e del cielo. I close-up che si susseguono sui volti dei personaggi in posa e in ozio (almeno per un giorno!) e che interrompono la serena scena di gruppo ci permettono di vederli per la prima volta frontalmente e non di spalle, e di indugiare lentamente sui loro sguardi e sulle pieghe dei loro volti segnati dal sole, quasi fossero dipinti sul punto di sgretolarsi. Tutto sembra essersi interrotto per un giorno. Il lavoro possiede la qualità di un dipinto vivente; il tempo sembra procedere lentamente come se sotto le ruote dei risciò scorresse la sabbia del tempo o non il volgere di un solo giorno. Il dono della luce – da sempre metafora nei dipinti religiosi di un’illuminazione spirituale — è uno dei pochi elementi che delicatamente cambia e trasfigura l’immagine.

 

Runa Islam è nata nel 1970 a Dhaka, Bangladesh; vive e lavora a Londra. Tra le numerose mostre personali nel 2005: Dunkers Kulturhus, Helsingborg, Svezia; Centro d’Arte Santa Monica, Barcellona; Hammer Museum, Los Angeles; Camden Arts Centre, Londra e MART di Trento. Tra le recenti collettive: More Than This!, Negotiating Realities, Biennale di Goteborg; Always a Little Further, 51 Biennale di Venezia e Critical Societies, Badischer Kunstverein, Karlsruhe.

 

Con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano - Settore Tempo Libero e il contributo di British Council

8 - 23 marzo 2006
Video Invitational #2 - Video in tutti i sensi
a cura di Milovan Farronato


8-11 marzo Emre Hüner - Rossella Biscotti;

14-18 marzo Lara Favaretto – Andrea Dojmi;

21-24 marzo Rä Di Martino – Gaston Ramirez.

 

 

Video Invitational  presenta una serie di eventi sul tema del video: opere che mettono in risalto le diverse sfumature dell'attuale ricerca, i labili confini e le contaminazioni con altre modalità espressive.

Dopo le installazioni video di Hans Op de Beeck, Bjørn Melhus, Tobias Collier e Runa Islam, dall’8 al 25 marzo (serata conclusiva) sono in mostra a Viafarini le opere video di Rossella Biscotti, Rä di Martino, Andrea Dojmi, Lara Favaretto, Emre Hüner, Gaston Ramirez, selezionate con la collaborazione di Els van Odijk (Rijksakademie Amsterdam) sulla base di segnalazioni di dieci critici rappresentanti di altrettante organizzazioni italiane, invitati a indicare tre opere significative ciascuno.

 

Le nomination sono state:

Katia Anguelova  (curatrice nel 2005 per Associazione Artegiovane Milano) Alessandra Cassinelli, Emre Hüner, Angelo Sarleti

Marcella Beccaria  (Museo Castello di Rivoli Torino) Marzia Migliora, Lara Favaretto

Chiara Bertola  (Premio Querini Furla per l’Arte) Lara Favaretto, Maria Teresa Sartori, Alex Cecchetti

Gail Cochrane  (Fondazione Spinola Banna per l’Arte Torino)

Rä Di Martino, Gianluca e Massimilano De Serio, Marcello Maloberti

Anna Daneri  (Fondazione Antonio Ratti)

Rä Di Martino, Alice Guareschi, Alessandro Nassiri

Marco Ferraris  (Fondazione Bevilacqua la Masa Venezia)

Gaston Ramirez, Ries Straver, Gruppo Shoggoth, Roberta Iacchini

Mario Gorni  (Careof Milano)

Elena Arzuffi, Alice Cattaneo, Lucia Uni, Alberto Guidato, Zimmerfrei, Annamaria Martena

Andrea Lissoni  (Xing Milano)

Andrea Dojmi, Moira Ricci, Alice GuareschiBartolomeo Pietromarchi  (Fondazione Olivetti, Roma)

Rä Di Martino, Rossella Biscotti, Luca Andreoni e Antonio Fortugno

Elena Volpato  (GAM Torino)

Eva Marisaldi, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Bianco e Valente

 

Con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano Sport e Giovani.

I video acquisiti dall’Archivio grazie a questo progetto andranno ad incrementare la videoteca del CentrodiDocumentazioneCareof&Viafarini

6 aprile - 20 maggio 2006
Video Invitational #3 - Video in tutti i sensi
a cura di Alessandra Poggianti, Milovan Farronato, Elena Bordignon, Marco Tagliafierro


Giona Bernardi a cura di Alessandra Poggianti, 6 - 19 aprile 2006;

Hubert Dobler, a cura di Milovan Farronato, 20 - 26 aprile 2006;

Michael Kutschbach a cura di Milovan Farronato 27 aprile - 3 maggio 2006;

Zimmerfrei a cura di Elena Bordignon 4 - 10 maggio 2006;

Valerio Rocco Orlando a cura di Marco Tagliafierro 11 - 20 maggio 2006.

 

Video Invitational presenta una serie di eventi sul tema del video: opere che mettono in risalto le diverse sfumature dell'attuale ricerca, i labili confini e le contaminazioni con altre modalità espressive.

Dopo le mostre personali di Hans Op de Beeck, Bjørn Melhus, Tobias Collier, Runa Islam e le presentazioni degli artisti italiani Rossella Biscotti, Rä Di Martino, Andrea Dojmi, Lara Favaretto, Emre Hüner e Gaston Ramirez, il terzo momento del programma, che si svolge dal 6 aprile al 20 maggio, vuole offrire visibilità ad altre possibili ed eventuali declinazioni della ricerca video contemporanea attraverso presentazioni estemporanee di video di autori italiani e stranieri – prevalentemente presentati da un giovane critico italiano. Dopo aver ampiamente documentato le direzioni principali e quindi le interferenze del video con il registro filmico e installativo; dopo aver preso in esame il panorama italiano più significativo; si intende ora ampliare lo spettro e mostrare i momenti in cui la ricerca video si confronta con il mondo patinato della pubblicità attingendo ai codici della moda; quando assume valore documentativo o diviene trasposizione di una performance, senza trascurare le infinite possibilità di animazione digitale. Una suppletiva serie d’appuntamenti tra cui scegliere e altrettante mostre personali della durata di una settimana.

7 febbraio - 21 giugno 2005
Thin Line
a cura di Milovan Farronato


Sottili slittamenti di significato, piccole distrazioni o ricorrenze maniacali caratterizzano una pseudo-normalità che traduce atti intenzionali in gesti involontari. Una sorta di coazione a ripetere governa le dinamiche del quotidiano. È una linea sottile a separare l’incidente preterintenzionale da quello almeno implicitamente cercato; l’accidentalità dall’imputabilità.
Se l’arte non può più, come in passato, essere un pericolo nei confronti di un’ortodossia e di un canone difficilmente rintracciabili, spesso sceglie di fare del pericolo l’oggetto della rappresentazione - forse per documentare quanto l’arte di vivere ci ponga continuamente in situazioni di rischio. Thin Line non vuole dare espressione al pericolo inteso come catastrofe, ma a quelle ricorrenti situazioni d’allarme spesso erroneamente considerate accidentali, non prevedibili, totalmente fortuite. "Passare con il rosso" diventa quindi metafora di una costante sfida, di un’involontaria presa di posizione; il ritratto di una nuvola grigia si rivela un presagio da interpretare.
La linea sottile è tra la totale non imputabilità e il presentimento del rischio che si è scelto di correre. Se nel primo caso il concetto di sfida è totalmente assente, nel secondo ci spinge a sperimentare situazioni di minaccia quasi per un’arroganza che non vuole accettare i propri limiti - sia fisici che psichici - e così riconoscere le proprie responsabilità.

18 novembre 2004 - 8 gennaio 2005
Katharina Grosse, If music no good I no dance
a cura di Milovan Farronato


Il 18 novembre lo spazio Viafarini inaugurerà la prima personale dell’artista tedesca Katharina Grosse in Italia. L’artista, nata nel 1961, vive e lavora tra Düsseldorf e Berlino. E' una delle pittrici dell'ultima generazione che ha ottenuto più riconoscimenti a livello internazionale.

 

Katharina Grosse si appropria dello spazio espositivo sottolineandone e contemporaneamente trascendendone la struttura architettonica attraverso la forza dei colori e l’energia della tecnica impiegata. Catturata dall’irrefrenabile desiderio — o istinto — di modificare e alterare un ambiente, Grosse gli dona una nuova configurazione estetica e un’inedita valenza cognitiva.

 

Le sue visioni spaziali non sono intese come folgorazioni — come qualcosa di avulso da cui essere rapiti — ma come conseguenze logiche di un vissuto che si manifesta e di cui non si riescono a cogliere tutti i passaggi. È come se l’artista inseguisse costantemente il suo lavoro e gli fosse sempre alle spalle. Grosse dialoga e rincorre la materia pittorica per esprimere la sua visione; per estendere la sua esistenza (per questo il suo lavoro ha valenza performativa); per tradurre spontaneamente (per questo utilizza la pittura a spray) le sue elaborazioni mentali; per andare oltre l’esperienza della realtà e per trascenderla.

 

Ogni intervento è assolutamente site-specific, ma è anche continuazione del precedente e punto d’avvio del successivo. La sua produzione può essere intesa come una saga all’interno della quale ogni tappa è progetto e risultato. Si tratta di un movimento senza fine in cui l’assenza di forma e la dissoluzione dei contorni non sono una meta ma un incidente.

 

È difficile prevedere come l'artista si comporterà nello spazio: se lo invaderà integralmente o se il suo intervento si concentrerà su alcuni angoli strutturali; se il lavoro esprimerà concentramento o dispersione, focus o caos, e in che modo queste energie verranno elaborate.

 

È verosimile sostenere che in Viafarini l'installazione pittorica di Grosse potrà essere vista anche dall'esterno dello spazio, grazie alle sue ampie finestre, e che saranno quindi possibili due prospettive visive: l’una parziale ma suggestiva, l’altra integrale e maggiormente coinvolgente.

 

Ciò che è certo è che Grosse, grazie alla collaborazione di Edra, aggiungerà un ulteriore elemento al suo lavoro: la quotidianità della vita. L'installazione pittorica infatti si articolerà inoltre al di sopra di una dimensione intima e quotidiana, vero fulcro del lavoro: un letto disfatto, degli indumenti di vestiario comune e una pila di libri accatastati diverranno un'ulteriore superficie pittorica e nuova realtà su cui applicare l'energia dei colori.

 

Con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano - Cultura e Musei, Settore Musei e Mostre e con il contributo di Goethe Institut, Milano e di Edra.

8 - 11 ottobre 2003
Marco Papa, Dancing on the Verge - Ouverture
a cura di Milovan Farronato


Dancing on the Verge è un work in progress che si concluderà in una installazione performativa: un set cinematografico, un ambiente in continua trasformazione e ridefinizione all’interno del quale la nota icona del serial televisivo Saranno FamosiGene Anthony Ray, alias Leroy Johnson, eseguirà una serie di performance. Installazione, dipinto, un’apparente scultura, il tutto ripreso da una troupe dalla presenza performativa che realizza un video inteso come sintesi e compimento di un’opera totale, capace di coinvolgere differenti media all’interno di un progetto unitario. Il set in cui l’attore è chiamato a esibirsi è un immenso trompe l’oeil, un luogo integralmente dipinto attraverso graffite e pigmenti dai colori sempre freschi, un ambiente fittizio in grado di sfidare per verosomiglianza la realtà stessa. Il lavoro riflette sul confine tra realtà e finzione, arte e spettacolo, e si domanda se l’arte possa realmente offrire una possibilità di riscatto a un talento dimenticato.

Il progetto è iniziato un anno fa con un annuncio rivolto a Gene Anthony Ray pubblicato su “tema celeste” all’interno del quale si richiedeva la sua collaborazione. Ritrovato il ballerino in un quartiere di Harlem, e verificate le sue precarie condizioni di salute, il lavoro ha subito nel corso del tempo significativi e strutturali cambiamenti — parti integranti di una sceneggiatura che ne segue gli imprevedibili avvenimenti ripresi nel documentario Sweet Gene dal filmmaker Duccio Fabbri. È quindi divenuto necessario, al fine di finanziare l’intero progetto e costruire la concreta riabilitazione fisica e psicologica del suo protagonista — obbiettivo principale del lavoro — programmare eventi preliminari dotati della stessa struttura.

Dancing on the Verge è quindi anticipata da una serie di eventi che avranno come sede, oltre a Milano, Londra, Berlino e Atene. In ognuna di queste occasioni, si riflette su un singolo aspetto messo in luce dall'intero progetto e, all'interno di un ambiente ricreato su misura, verrà presentato un prototipo appartenente alla nuova linea Dancing on the Verge, gadget destinato a pubblicizzare e produrre il progetto e a entrare in produzione e distribuzione: un indumento, una bibita energetica, un anello — elementi utili alla rinascita dell'eroe caduto in disgrazia e simboli di altrettanti stati emotivi.

Presso lo spazio Viafarini viene presentato l’8 ottobre l’intero progetto attraverso l’esposizione di disegni e di un’installazione che mostra i prototipi della linea Dancing on the Verge. In mostra è inoltre presente un trailer di Sweet Gene, in cui vengono trasmessi i frammenti inziali di questa vicenda.

Gabi Scardi
Jimmie Durham
Alessandra Galasso
Umberto Cavenago
Alberto Garutti
Alessandra Galletta
Francesca Pasini
Maurizio Cattelan
Stefano Arienti
Massimo Kaufmann
Angela Vettese