10 giugno - 26 luglio 2008
Andreas Golinski, Lost Dreams
a cura di Milovan Farronato

Veduta dell’installazione.
Foto di Zeno Zotti.


La singolarità qualunque, che declina ogni identità e ogni condizione d'appartenenza a una stringente questione di giornaliera sopravvivenza, è nemica tanto di un'individualità che vuole preservare le sue radici culturali quanto di una collettività flessibile in cui poter entrare e uscire a propria discrezione. Questo modello relazionale e sociale è alla base del nuovo progetto espositivo di Andreas Golinski (Essen, 1979).

L'artista tedesco, la cui formazione comprende studi di industrial design a Colonia e Basilea, ha scelto di porre al centro della sua ricerca questo tema dopo aver preso coscienza, anche personalmente, delle schiaccianti imposizioni dettate al lavoratore nell'odierna società dei consumi di massa.

L'alienazione dell'ingranaggio industriale, di oggi e di ieri, è la metafora che l'artista sceglie di utilizzare per mettere in evidenza un modello coercitivo di convivenza. Operai costretti a condividere un livellamento percettivo e culturale sono stati i soggetti con cui l'artista a Essen ha convissuto per un lasso di tempo sufficiente a dipanare le dinamiche dell'ingranaggio produttivo, ora tradotto in Lost Dreams, un articolato percorso di corridoi claustrofobici e labirintici - realizzati attraverso pallet impilati - che in penombra riportano allo spettatore un'esperienza sensoriale di straniamento costante e progressivo.

Dov'è finito l'uomo con le sue specifiche e la sua più intima natura all'interno di questo meccanismo? Un quesito non nuovo ma sicuramente attuale che si rincorre su diversi livelli della realtà sociale. Dagli operai abusivi e posti in condizioni di sostenibilità precaria – come racconta la recente cronaca - ai mercanti abusivi clandestini e illegali, sicuramente non liberi; a chi è diventato folla senza volontà, o individuo senza più specifiche.

Andreas Golinski nel 2007 ha partecipato alla residenza Nosadella.due a Bologna e nel 2005 al Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti, visiting professor Alfredo Jaar. Nel 2008 si è tenuta la sua prima mostra personale a Milano, presso neon>fdv, a cura di Andrea Lissoni.

Con il contributo Fondazione Cariplo e Gemmo spa.

Foto di Zeno Zotti.

Foto di Zeno Zotti.

La bambina che si intravede è Bianca Infurna, figlia di Patrizia.
Foto di Zeno Zotti.

"Zeno Zotti era diventato in quel periodo il fotografo ufficiale di Viafarini; Zeno è figlio di Lucio Zotti, cofondatore assieme a Lella Valtorta della galleria Dilmos, che aveva sostenuto la nascita di Viafarini e dove Maurizio Cattelan aveva iniziato l’attività. Fu infatti Maurizio a presentarmi alla Dilmos. Lucio poi si era distaccato diventando il braccio sinistro di Cattelan, mentre Zeno Zotti si sarebbe dedicato alla documentazione fotografica e all'Archivio Cattelan".

Patrizia Brusarosco

Foto di Zeno Zotti.

Foto di Zeno Zotti.

Foto di Zeno Zotti.

Foto di Zeno Zotti.

Foto di Zeno Zotti.

Foto di Zeno Zotti.

Foto di Zeno Zotti.

Foto di Zeno Zotti.

Foto di Zeno Zotti.

Foto di Zeno Zotti.

Lost dreams, immagine dell'invito.