27 novembre 2019
Matilde Sambo, Stato sottile
a cura di Giulio Verago, parte di "Six Steps Forward for One Step Back"


L’artista veneziana Matilde Sambo apre la rassegna degli Art Encounters al Volvo Studio Milano intitolata Six Steps Forward for One Step Back, con il suo progetto multimediale intitolato Stato Sottile.
Volvo Studio Milano avvia con Art Encounters un nuovo format di eventi dedicati al mondo dell’arte contemporanea, che per questa prima serie si focalizza sul tema della sostenibilità. Sotto la curatela di Lightbox, la prima edizione sarà articolata in sei mercoledì che coinvolgeranno professionisti del mondo dell’arte ed il pubblico in performance, interventi sonori, esposizioni e talk.

"Da un punto di vista simbolico Stato sottile si ricollega ad alcune parole chiave della ricerca di Matilde Sambo: limite, frammentazione, coercizione, libertà, consumo, controllo, uguaglianza, e più in generale dicotomia natura/cultura nel tardo capitalismo.
Queste urgenze nel suo lavoro mi hanno convinto a invitarla a intervenire interpretando lo spazio come una cassa armonica, dove il suono dell’intervento live rafforza la gestualità della performance e il filo sottile della narrazione del video Fairy Cage, realizzato durante la sua residenza a Viafarini. Grazie alla qualità immersiva delle immagini e dei suoni generati dall'artista e dal performer, gli spettatori sono invitati ad abbandonarsi al flusso libero. Il punto di vista dell’artista sul rapporto tra uomo e vita parte dalle ambiguità e dalle antinomie del nostro tempo. Invece di invocare una pace astratta preferisce illuminare le contraddizioni e suggerirne un possibile e difficile rammendo."
Giulio Verago

Fairy Cage (2018)
Matilde Sambo

STATO SOTTILE / METEMPSICOSI

METEMPSICOSI (dal gr. tardivo μετεμψύχωσις, da μετά o ἐμψύχωσις, esprimente cioè l'idea della rianimazione di un corpo). - Le concezioni primitive intorno all'anima sono concordi nel considerare questa (v. anima; animismo) come indipendente nella sua esistenza dal corpo, allo stesso modo che l'inquilino dalla casa in cui dimora; onde, secondo queste concezioni, l'idea che l'anima possa abbandonare il corpo temporaneamente durante il sonno o l'estasi, oppure stabilmente per la morte, sia che dopo di questa l'anima seguiti a esistere per sé senza alcun corpo o sia che entri di nuovo in un altro corpo di uomo o d'animale o di pianta e perfino di una sostanza inorganica. Su questa concezione popolare le antiche religioni e filosofie hanno costruito teorie capaci di spiegare da una parte la costituzione fisica dell'uomo e la sua origine e, dall'altra, la sua costituzione morale e la sua sorte. A questo secondo scopo ha servito la dottrina della metempsicosi, la teoria cioè che l'anima dopo morte passa di continuo da un corpo all'altro, finché non si sia resa del tutto indipendente e libera dalla materia. Questa dottrina è poi più facilmente accolta colà dove è diffusa la credenza che il numero delle anime sia limitato.

L’installazione, che può variare di volta in volta di forma e dimensione, è composta da un materiale organico, la soia; materiale utilizzato soprattutto nella cucina cinese.
Appena sono entrata in contatto con questa così detta “pelle di soia”, ne ho visto un potenziale che superava quello meramente culinario; il suo aspetto sottile e organico mi ha subito fatto pensare alla pelle, delle spoglie ripiegate, lasciate da un animale ma anche da un essere umano.
I fogli si presentano umidi e di un marrone scuro, hanno un odore molto forte che può invadere lo spazio.
La parte più affascinante è la capacità di trasformazione di questa semplice materia; essa infatti è inizialmente umida ed elastica, il che mi permette di modellarla, farle prendere pieghe e forme a sé ma anche di adagiarla e inserirla nello spazio, dando una pelle alle pareti o al pavimento, inserendola in anfratti e pertugi.
Appena però viene lasciata all’aria, si trasforma, si secca e cambia colore, diventando fragilissima, solo toccandola si frantuma in pezzi; ma ecco che se nuovamente bagnata torna allo stato elastico, nuovamente modellabile.
Questo materiale, resistente ma allo stesso tempo molto fragile, l’ho pensato nello spazio di Volvo come una grande distesa a terra, posizionata in diversi momenti così che il colore e la consistenza siano vari e la metamorfosi sia percepibile.
Successivamente un performer, durante la serata, continuerà questa operazione di copertura dello spazio, con la libertà di usarla anche su di sé, cucendosi alcune parti addosso.
Affianco al performer, un microfono che amplifichi il suono del materiale, sia da umido che in fase di rottura.
L’azione infatti prenderà corpo anche nella distruzione, il performer è libero di camminare sopra ai fogli già secchi, può tentare di ripararli con le cuciture e ogni suono entrerà all’interno del mio mixer e si diventerà un tutt’uno con il resto dei suoni da me prodotti live.

L’idea di qualcosa in continuo mutamento, un tentativo di riparare qualcosa che è al limite della sparizione, il frammento e il tentativo umano di assorbire qualcosa al di fuori di sé, sono elementi che tornano come costanti nella mia ricerca e nel mio lavoro, qualunque sia il materiale e il mezzo che utilizzo; e nel tema del sostenibile penso sia perfettamente in linea con i tempi attuali, dove ci troviamo una terra che abbiamo martoriato e che ora tentiamo di risanare, camminando sulle rovine e cercando di sopravvivere. La Terra però vivrà a prescindere da noi, curare “lei” vuol dire salvare noi come genere umano.

Matilde Sambo

Art Encounters - Matilde Sambo @ Volvo Studio Milano
Volvo Italia

Matilde Sambo (Venezia 1993) si è laureata in Arti visive presso l’università IUAV di Venezia. Attualmente vive e lavora a Milano. Nel corso della sua carriera ha partecipato a diverse residenze in Italia e in Europa: Roccaporena di Cascia (Umbria, Italia), Collective signatures (Formentera, Spagna) e presso VIR (Viafarini, Milano). Ha preso parte a diverse rappresentazioni con improvvisazioni sonore e video proiezioni, come Sciame Project (Fabbrica del vapore, Milano), e mostre collettive, tra cui Friends allo Spazio Thetis (Venezia), Trigger Parties presso Marsélleria Paradise (Milano), Villa Memo Giordani Valeri (Treviso), Doxa sounds from socie  presso Istituto Romeno della Cultura (Venezia) e durante la Venice International Performance Art Week.

Curatore, Giulio Verago dal 2008 collabora con Viafarini dove cura la residenza internazionale per artisti VIR Viafarini-in-residence e dell'Archivio Viafarini presso Fabbrica del Vapore. Laureato in filosofia all'Università di Pavia, ha proseguito gli studi presso la scuola di Dottorato del Politecnico di Milano. È stato visiting curator e lecturer presso numerose istituzioni in Italia e all'estero (NABA, Accademia di Brera, Università Cattolica, PoliMi Milano; ArtLab - Fondazione Fitzcarraldo, Torino; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; Rupert, Vilnius; HIAP, Helsinki; Kooshk, Teheran; FIT University, New York City).

Il primo intervento della serie vede protagonista Matilde Sambo, che per una sera modificherà lo spazio di Volvo Studio Milano attraverso tre componenti: l’installazione site specific Metempsicosi, un intervento sonoro caratterizzato da una composizione di field recordings e la proiezione dell’opera video Fairy Cage

L’installazione Metempsicosi è concepita come una membrana, l’artista si serve di “fogli” di soia di forma semicircolare cuciti insieme. Molto utilizzata nella cucina cinese, infatti, la soia è anche rinomata per la sua capacità di trasformazione: inizialmente molto elastica, si secca a contatto con l’aria diventando fragile e facilmente soggetta a rotture. Basta bagnarla per riportarla al suo stato originario: l’acqua, fonte di vita, ripristina la forza iniziale del materiale. La soia e la sua fragilità si ricollegano alla “cura”, tema ricorrente nella ricerca dell’artista: per Matilde Sambo, sostenibilità significa proprio prendersi cura del pianeta, trovando forme di azione che non incidano su di esso. Il video screening di Fairy Cage (2018), realizzato call'artista durante la sua residenza a Milano presso VIR Viafarini-in-residence, offre uno spunto di riflessione sul rapporto tra uomo e natura, e sul suo fragile equilibrio: nella specie umana, il confine tra fascinazione per altre forme di vita e dominio su di esse è molto sottile. Spesso l’uomo stravolge ciò che lo circonda, sostenuto dalla forza del pensiero antropocentrico.

Il titolo della rassegna Six Steps Forward for One Step Back indica l’intento degli Art Encounters di stimolare un cammino verso nuovi modi più “sostenibili” di vivere sul nostro pianeta, di suscitare una riflessione e un cambiamento attraverso il dialogo e il confronto tra artisti, curatori e pubblico riguardo alle relazioni possibili tra arte e ambiente. L’espressione Six Steps Forward for One Step Back inverte in senso positivo il noto modo di dire inglese one step forward, two steps back, utilizzato per esprimere un certo grado di difficoltà nel compiere una determinata azione