febbraio - marzo 2008, Open Studio 25 marzo 2008
VIR Viafarini-in-residence, Alberto Tadiello, John Barbour

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Alberto Tadiello (borsa di studio Gemmo spa);
John Barbour (Milan Studio, Australia Council for the Arts)

VIR Viafarini-in-residence inaugura la sua attività con il primo VIR Open Studio, evento che apre al pubblico gli studi dei due artisti Alberto Tadiello e John Barbour.
A VIR Viafarini-in-residence collaborano PARC Direzione generale per la qualità e la tutela del paesaggio, l'architettura e l'arte contemporanee e ACACIA Associazione Amici Arte Contemporanea Italiana, che offriranno rispettivamente agli artisti Ulrich Vogl e Benjamin Greber le borse di studio per il periodo aprile-giugno 2008.

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Alberto Tadiello nello studio di VIR Viafarini-in-residence

La residenza come artist studio

Preparazione dei lavori penna su carta che entreranno nella collezione del partner istituzionale Gemmo SpA

L’opera PWS 1200 IPC Kh3116 in lavorazione

"È stata una situazione di difficoltà a far nascere PWS 1200 IPC KH3116. In quel periodo mi trovavo in residenza a Viafarini (Milano). Dovevo dar vita ad una mostra che rendesse conto di quel momento di ricerca, di lavoro.

La principale caratteristica dello spazio era una lunga vacuità accompagnata da una sonorità cava, spaesante. Era la prima volta che mi trovavo a pensare in uno spazio così grande. In qualche modo dovevo riuscire a tenere quell’estensione.

PWS 1200 IPC KH3116 parte da questa necessità. Due cavi in nylon sono stesi morbidamente da una parte all’altra dello spazio, ancorati ad un estremo a dei flessibili e all’altro al muro mediante dei ganci. L’accensione dei flessibili provoca un innalzamento repentino dei cavi che roteano su se stessi, generando due vortici paralleli che affilano la cavità vuota della stanza, chiudendola in un sibilo abrasivo, pericoloso".

Alberto Tadiello, VIR Open Studio, martedì 25 marzo 2008, canale Viafarini
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"Con Alberto Tadiello si è dato avvio nel 2008 al programma VIR Viafarini-in-residence trasformando quello che era lo storico spazio espositivo in un luogo utilizzato dagli artisti come studio condiviso, dove la mostra finale e’ il risultato di un perioo di ricerca. Inoltre si da agli artisti e critici la possibilità di risiedere negli appartamenti soprastanti. 

In realtà Viafarini aveva già lunga esperienza nella organizzazione di una residenza, poiché gestiva dal 2013 l’Australia Council Studio in uno degli appartamenti di Viafarini".

Patrizia Brusarosco

Alberto Tadiello, PWS 1200 IPC Kh3116, 2008
seghe circolari, cordino in nylon, ganci, temporizzatore

 

Alberto Tadiello, PWS 1200 IPC Kh3116, 2008
seghe circolari, cordino in nylon, ganci, temporizzatore

SWITCH, 2008
Casse audio, cavi, trasformatore di voltaggio
Dimensioni varie

 

"Switch è un lavoro che si presenta in modo molto scarno e compatto. Ci sono due speaker, direttamente collegati alla corrente elettrica, che pulsano in modo intermittente. La loro discontinuità è determinata dal dispositivo di sicurezza interno al trasformatore, che, registrando un voltaggio anomalo, un errore, continua a dare e togliere tensione nel tentativo di stabilire una situazione di equilibrio energetico.

Switch è una coppia di cuori zoppicanti. Battono, un po’ sfasati, ora più regolari, ora affaticati e distanti l’uno dall’altro. Si cadenzano. Stanno stretti, così prossimi da far fatica a guardarsi. Sanno entrambi che, prima o poi, uno cederà. Forse anche l’altro si lascerà morire".

 

SWITCH, 2008
Casse audio, cavi, trasformatore di voltaggio
Dimensioni varie

 

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"Il supporto della azienda Gemmo spa, leader nell illuminotecnica, inizio’ nel 2008 grazie ala mia amicizia con Irene Gemmo e grazie all’intervento di Milovan Farronato, che aveva condotto per Irene una visita guidata particolarmente brillante alla Biennale di Venezia. Nel 2019, quando Milovan avrebbe curato il Padiglione Italia alla Biennale, Gemmo avrebbe sponsorizzato l’illuminazione. Nel frattempo, Gemmo sostenne Viafarini per 10 anni ed in cambio collezionò nei propri uffici le opere che venivano prodotte a Viafarini".

Patrizia Brusarosco

EPROM Erasable Programmable Read Only Memory

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Alberto Tadiello

Nel corso dei due mesi di residenza, grazie alla borsa di studio Gemmo, Alberto Tadiello ha sedimentato segni e suggestioni che si sono successivamente concretizzate in tre lavori inediti, espressioni dissimili – per mezzo espressivo e suggestione visiva – di uno stesso atteggiamento verso la sperimentazione di nuovi incontri/contrasti e rapporti di forza. Il moto perpetuo di Pws 1200 IPC Kh3116 invade lo spazio dell’atelier. Due cavi lo attraversano longitudinalmente; due linee ancorate da un lato alla parete, dall’altro ai dischi di due flessibili (il cui modello offre il titolo al lavoro). Subitanee accensioni dei meccanismi creano paralleli vortici visivi che si innalzano contemporaneamente seguendo le logiche di un effetto molla. Quiescenza e potenza in rapporto inverso e costante nella suggestione implicita di una progressiva tensione fino al punto massimo di rottura – mai realmente raggiunto. Pws 1200 IPC Kh3116 è un disegno astratto, espressione in volume e nello spazio dei disegni meccanici, eseguiti con trapano, compasso e penne a sfera, con cui l’artista ha originariamente approcciato il suo periodo di residenza.

Un rapporto di forza è alla base anche dell’installazione sonora Switch, un’altra pulsazione costante e continua. Questa volta si tratta di tensione elettrica e di eccesso energetico che creano un continuo spegnimento e conseguente accensione, in un circolo vizioso continuo di ritmo e cedimento, collasso del suono e nuovo avvio.

Segue logiche diverse il più incidentale tra i lavori di Tadiello germogliati in questi due mesi. L’incontro occasionale tra la luce di una lampada parzialmente schermata e una lente d’ingrandimento. Un sottile effetto pittorico a sguardo radente, mentre la distanza rivela un’apparizione cosmica proiettata contro la parete. La lente attraversata dalla luce inverte, come l’occhio, la visione e materializza l’incombenza di un’eclissi, in cui la messa a fuoco del vetro smerigliato produce un arabesco screziato da piccoli arcobaleni. Come i precedenti interventi anche sin i=n2/n1 si contraddistingue per semplicità e potenza evocativa.

 

John Barbour

L’artista australiano John Barbour non parte mai dai concetti, preferisce studiare e sperimentare le potenzialità dei materiali che di volta in volta informano e caratterizzano il suo lavoro. Durante i tre mesi di permanenza in residence grazie all’Australia Council for the Arts è stato attratto dalla duttilità e fragilità di tessuti e stoffe acquistati in Italia. Piccoli scampoli e sezioni di maggior dimensione si sono susseguiti, alternati, sostituiti sulle pareti dello studio. Affascinato dalla trasparenza e contemporaneamente dalla materialità dei tessuti, l’artista li ha ricamati, dipinti, sfilacciati. Tracce della lavorazione sono depositate sul pavimento. Il processo incessante di addomesticamento dei materiali ha il fine specifico di produrre un’affezione personale e una temperatura emotiva caratterizzante il luogo. Le logiche e le dinamiche del processo sono tuttavia destinate a definirsi solo nel giorno stesso dell’open studio. Ciò che è certo è che I Malcontenti – titolo dell’intervento – offrirà suggestioni visive ambivalenti. Le figure ritagliate di un intimo teatrino fronteggiano segni e simboli, dipinti o ricamati, di benevolenza e malevolenza. Si tratta di significazioni che sembrano a tratti seguire una linea minimalista e a tratti rispondere a una tendenza isterica. Caos e ordine in successione continua.