Intercultura - 6 Frequentazione dello spazio, GIs Gis e Rauss

Maurzio Cattelan, Rauss, 1991.

Quello spazio Patty cominciava a sentirlo un po’ suo, e da li nacquero una serie di collaborazioni che l’avrebbero tenuta impegnata per più anni: come il libro Italia Senegal con l’immagine Rauss di Maurizio Cattelan in copertina. La grafica del libro era a cura dell’artista Alessandro Di Pietro che all’epoca era in residenza a Viafarini.

Il libro sarebbe stato presentato al DOCVA con un progetto di sviluppo e una linea di moda per dar voce alle donne del Senegal: un’edizione limitata dell’artista e fashion designer Canedicoda per la sartoria in Senegal Gis Gis.

Canedicoda usò le pezze di una sartina defunta per sviuppare le mantelle messe in vendita al DOCVA. Il ricavato serviva per spedire le pezze alla sartoria in Senegal.

Infatti, l’organizzazione di Modou cercava di prodigarsi come poteva per dare agli altri quanti a loro era mancato. Modou aveva sempre un pensiero per i bambini, per i ragazzi, che conquistavano la sua simpatia e a cui volentieri si dedicava. Raccontava storie, preparava spettacoli, intratteneva. In questo dedicarsi ai giovani manifestava quanto a lui era mancato, e indicava quanto anche per lui fosse importante una buona istruzione. A proposito, Sunugal era perfino riuscita ad attivare una scuola di taglio e cucito nella periferia di Dakar, con il progetto Gis Gis. Questo modello di sartoria era importante per dare delle prospettive alle giovani del quartiere, che apprendendo una professione potevano sperare in un minimo di autonomia futura. A dirigere la scuola stava Stefania Gesualdo, artista milanese, a dimostrazione di quanto gli artisti sappiano inventarsi strade stimolanti ed utili. I prodotti della sartoria erano di gusto occidentale e le abilità acquisite delle ragazze erano utilissime alla comunità locale. Venivano pure organizzati dei momenti di presentazione, che davano moltissima soddisfazione a queste giovani, un senso di appartenenza e di prospettiva. Anche le scuole professionalizzanti sono importantissime per l’Africa!

L'installazione realizzata da Canedicoda per presentare le mantelle da lui prodotte per il fundrising per Gis Gis.


La collaborazione con Canedicoda non si sarebbe fermata lì: con il progetto Il confine è ortogonale al transito, di Giovanni Morbin, Canedicoda avrebbe vestito i soci di Mascherenere per una sfilata sul confine Italia – Svizzera.

Sfilata preceduta da un workshop dove gli amici di Mascherenere hanno disegnato i propri abiti, mentre raccontavano la loro storia di immigrazione. 

Le borse disegnate e prodotte da Gis Gis nella scuola-sartoria di Dakar.


Commesso di Vivienne Westwood a Londra prova la mantella disegnata da Canedicoda indossata da Patrizia.

 

 


Le mantelle disegnata da Canedicoda.


Patrizia indossa una delle mantelle.


Centro di formazione di taglio-cucito nella periferia di Dakar.


Elaborazioni del progetto presso il centro di formazione di taglio-cucito nella periferia di Dakar.


Stefania Gesualdo dirige il progetto Gis Gis.


Allieve del centro di formazione.


Magliette del "Centre de formation - Coupe et Couture Africaine et Europeenne"


Allieve del centro di formazione di taglio-cucito nella periferia di Dakar.


Sfilata di Gis Gis all'interno del centro di formazione di taglio-cucito nella periferia di Dakar.


Gis Gis.
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Ad un certo punto accade un fatto inquietante. Una sera Moddou non c’era e si teneva un evento a cui Patty si recò, con ingenua soddisfazione, pensando di essere accolta. Invece all’ingresso incappò in una ragazza dall’aspetto esuberante che le chiese di pagare il biglietto. Di fronte ai soci dell’Associazione amici di Modou, che stavano assistendo muti alla scena. Ora una qualsiasi regola di educazione “all’occidentale” prevede in questi casi un’accoglienza festosa e generosa alla ospite mecenate da parte dei beneficiati. Invece niente di tutto questo. Gli africani non sono tipi che si prendono volentieri delle responsabilità su faccende che non dipendono da loro, preferiscono stare zitti. I fatti che accadono non li riguardano mai veramente, loro non hanno titolo. Sono abituati che c’è sempre un altro, un capo, a cui bisognerebbe rivolgersi. Sono capaci di rimbalzarsi la palla all’infinito. Può darsi che quel biglietto non fosse incassato da loro bensì da un’altra organizzazione ospitata quella sera. Comunque sia, a nessuno venne in mente di fare un gesto elegante, che sarebbe costato cinque euro, e nemmeno a Patty, che a quel punto era offesa, non più contenta, ed aveva iniziato a chiedere apertamente se proprio doveva pagare il biglietto. L’opposizione tra logiche diverse era iniziata: i beneficiati non avevano nessuna intenzione di riconoscere il beneficio, perché loro non sapevano, erano questioni del capo. Era il capo che amministrava, che chiedeva i prestiti. Modou riteneva che quei prestiti facessero parte dell’attività istituzionale dell’organizzazione artistica di Patty, Patty stessa lo pensava e così la faccenda cominciava ad aggrovigliarsi. Alla fine pagò il biglietto, ma solo dopo aver esternato il proprio stupore e malcontento e iniziò quel gioco di ruoli che così antipatico sarebbe diventato in seguito. 

 

Ma mano che il tempo passava, Patty si sentiva sempre più coinvolta nelle attività, progettava e inviava bonifici come se si trattasse delle sue stesse attività. Aveva progressivamente maturato una sempre più profonda immedesimazione con le attività di Modou, con le sue rivendicazioni culturali. Non era ben chiara la ragione per cui Patty si immedesimava a tal punto nella storia altrui, perché facesse proprie le aspirazioni e i progetti, certo che il tempo passava e stava imparando molte cose nuove, che non conosceva che sui libri. Aveva nuovi obiettivi, oltre a quelli che seguiva da troppo tempo, e questo la riempiva di curiosità e passione. Modou da parte sua non era nuovo a tali entusiasmi alla propria causa, soprattutto da parte femminile, ma non solo. Sempre quando raccontava le proprie attività e la propria mission, raccoglieva ammirazione compiaciuta e affettuosa. Era un rito che si ripeteva sempre uguale: “ma che bravi” con una metaforica, e qualche volta concreta, pacca sulla spalla. Le donne erano coloro che più si immedesimavano nelle innegabili sofferenze patite da persone con storie personali difficili e diverso colore della pelle. Il sentimento di protezione materna che provavano, unito a una innegabile attrazione verso quegli uomini, faceva il resto. Le frequentatrici tipiche dell’organizzazione erano volontarie, sociologhe, giornaliste, insomma africaniste. Patty cosa centrava? Non era nemmeno bionda, era una signora già di una certa età con i piedi ben piantati per terra. Ma condivideva degli aspetti in quelle progettualità e soprattutto condivideva il luogo, lo spazio, che aveva contribuito a ricreare.

Canedicoda veste Modou Gueye.


Canedicoda veste Rufin Doh.


Canedicoda veste Olivier Elouti.


Giovanni Morbin - Il confine è ortogonale al transito
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Intercultura - 1 Modou Gueye
Intercultura - 18 Il giardino delle meraviglie
Intercultura - 21 Il marchio
Intercultura - 17 Un anno dopo: le attività fioriscono
Intercultura - 19 I 50 anni di Modou
Intercultura - 20 L’insonorizzazione e la Fondazione
Intercultura - 15 L'inaugurazione
Intercultura - 16 Oslo
Intercultura - 22 Doudou Ndiaye Rose e Youssou N'Dour
Intercultura - 8 Africa Rivista
Intercultura - 14 L'economia della ristrutturazione
Intercultura - 13 La cascina
Intercultura - 12 Ricordi di viaggio
Intercultura - 4 Immigrati che cooperano
Intercultura - 5 Attività attività attività
Intercultura - 7 Sankara
Intercultura - 9 La residenza
Intercultura - 10 Il viaggio in famiglia
Intercultura - 11 Acqua e fuoco al villaggio
Intercultura - 3 La collaborazione
Intercultura - 2 L'incontro