Rosemarie Trockel, Pausa, con la collaborazione di Shobha

14 ottobre - 23 dicembre 1999

Anche coloro che dormono sono costruttori e collaboratori degli eventi dell'universo (Frammento attribuito ad Eraclito).

Per l'ultima mostra del 1999 Viafarini ha invitato Rosemarie Trockel a realizzare la prima personale a Milano. L'artista ha già esposto in tutto il mondo, ricevuto i più importanti riconoscimenti a livello internazionale e ha rappresentato la Germania alla Biennale di Venezia 1999.

L'allestimento offre un ambiente per una "pausa", tema ricorrente della ricerca di Rosemarie Trockel che dal 1985 lavora sull'idea di "sleeping-room".

In mostra vi sono tre sculture in lana - materiale che l'artista utilizza da quindici anni -, realizzate appositamente per la mostra. Le opere sono un gigantesco "pompon" di due metri di diametro e un'amaca e un lettino - gli ultimi pensati come prototipi con possibilità di produzione in diversi colori.

Il video Yvonne (1997) è un racconto pseudo-biografico dei primi ventisette anni della vita dell'artista; tutti gli abiti indossati nel filmato sono in lana.

Nel video Pausa (1999) una ragazza di-mostra una gonna che serve anche da coperta.

Completano l'installazione due fotografie in b/n di capi creati da Rosemarie Trockel, scattate in Sicilia da Shobha, artista e fotoreporter che vive a Palermo, conosciuta per i suoi reportage di mafia e di guerra e premiata nel 1998 con il prestigioso World Press Photo.

La già significativa presenza della Trockel alla Biennale è rafforzata dal progetto milanese che riprende i temi del sonno e del tempo, affrontati nel Padiglione Germania: il riposo e il via-vai in un dormitorio "pubblico" sono, infatti, il soggetto del video Sleepingpill, parte dell'installazione veneziana. Come suggerisce W. Dickhoff in catalogo, queste "sleeping-room" possono essere luogo di pausa, di interruzione dalle catastrofi quotidiane, uno scenario di futura attività passiva, oppure un luogo del lasciar perdere o del tralasciare; o ancora una visione di un futuro di esausta indifferenza.

Rosemarie Trockel è nata a Schwerte in Germania nel 1952. Dal 1972 al 1978 ha studiato pittura alla Werkkunstschule di Colonia. Ha iniziato la carriera artistica nel 1983. Dal 1998 insegna arte alla Kunstakademie di Düsseldorf. L'artista vive e lavora a Colonia.

Il progetto è realizzato con la collaborazione del Goethe-Institut e con il supporto di IFA Institut für Auslandsbeziehunge

Il filato è offerto da Zegna Baruffa - Lane Borgosesia. Lo sviluppo tecnico del progetto è dello Studio Yasmin Naqvi di Vicenza, specializzato in maglieria, in collaborazione con Clerprem spa (Carrè, Vicenza) per i materiali poliuretanici.

L'evento è organizzato con la collaborazione della galleria Le Case D'Arte.

"Il progetto di Rosemarie Trockel per Viafarini fu ottenuto grazie al gallerista Pasquale Leccese, Le Case d'Arte, presso cui avevo lavorato per un anno, nel 1990, prima della fondazione di Viafarini. Pasquale veniva a sua volta dalla scuola del gallerista Franco Toselli, presso cui aveva lavorato negli anni ottanta, ed era attualmente marito della gallerista tedesca Monica Spruth. La Spruth a sua volta era originariamente un’artista ed aveva aperto quella che sarebbe diventata una delle più prestigiose gallerie al mondo contornata da una squadra di artisti tra cui Rosemarie Trockel.

Avevo lavorato per la Spruth durante una fiera a Basilea, nel 1990, dove avevo apprezzato lo spirito teutonico della galleria. E avevo conosciuto Pasquale Leccese grazie al comune amico Aldo Cibic, mentre lavorava a Milano presso lo studio di comunicazione culturale Proiezione di Patrizia De Mocheli".

Patrizia Brusarosco

"Mario Gorni, fondatore di Careof con cui Viafarini collaborava ormai stabilmente, era ormai uso a documentare con macchina fotografica e video molte delle cose che avvenivano a Viafarini. D’altronde non c’era attività a Milano e nel mondo che Mario non cercasse di documentare per il suo immenso archivio".

Patrizia Brusarosco

"La ricerca di Rosemarie Trockel ha spesso privilegiato le collaborazioni, con amici e professionisti. Per Viafarini Rosemarie chiese alla fotografa professionista ed amica siciliana Shobha un intervento sugli abiti decisi con Rosemarie. Ne risultarono due grandi stampe fotografiche in bianco/nero".

Patrizia Brusarosco

"L’edizione per Viafarini, in tiratura di sei fotografie, fu pensata assieme a Rosemarie Trockel e Pasquale Leccese partendo dall’immagine fotografica dell’invito. L’edizione, valorizzata un milione di lire, circa mille euro attuali del 2020, andò a ruba la sera stessa dell’inaugurazione".

Patrizia Brusarosco

"Monica Thurner iniziò a collaborare con Viafarini nel 1996, quando aveva appena terminato il suo master in Arts Management alla City University di Londra ed aveva realizzato una tesi sulla progettazione di uno spazio artistico indipendente a Milano. Monica su rivelò subito una persona straordinaria, sia dal punto di vista umano che per le sue competenze. A parte le lingue - madrelingua tedesca e con studi in Germania e in Inghilterra - Monica era brava in ogni mansione dell’Archivio e in special modo nella sua digitalizzazione. Si occupò però anche di organizzazione generale, di traduzioni simultanee e degli uffici stampa, che iniziò a realizzare anche per altre realtà. Nel 2010 Monica decise di ritirarsi a fare la mamma di quattro bambini, ma entrò nel consiglio direttivo per sostenere Viafarini".

Patrizia Brusarosco

"La produzione della palla di lana fu eseguita da me, appassionata di lavori manuali, con il supporto della fashion designer Yasmin Naqvi e dell’amico Roberto Marchesi con la ditta Clerprem spa, grazie a cui fu realizzata la grande palla di poliuretano di due metri di diametro. A essa vennero applicati decine di pon pon da me realizzati a mano con la lana di Zegna Baruffa.
Per realizzare le foto di invito ed edizione, collaborarono mio nipote, Alessandro Cunico, e la figlia di Yasmin e Roberto, Elena Marchesi. Nello spirito dei lavori di Rosemarie Trockel, che privilegiano le collaborazioni".

Patrizia Brusarosco

"Shoba volle farmi omaggio di un suo scatto fotografico mentre allattava Roberto, di appena  tre mesi, sul letto di lana di Rosemarie Trockel".

Patrizia Brusarosco

Rosemarie Trockel, Pausa, con la collaborazione di Shobha

14 ottobre - 23 dicembre 1999

Anche coloro che dormono sono costruttori e collaboratori degli eventi dell'universo (Frammento attribuito ad Eraclito).

Per l'ultima mostra del 1999 Viafarini ha invitato Rosemarie Trockel a realizzare la prima personale a Milano. L'artista ha già esposto in tutto il mondo, ricevuto i più importanti riconoscimenti a livello internazionale e ha rappresentato la Germania alla Biennale di Venezia 1999.

L'allestimento offre un ambiente per una "pausa", tema ricorrente della ricerca di Rosemarie Trockel che dal 1985 lavora sull'idea di "sleeping-room".

In mostra vi sono tre sculture in lana - materiale che l'artista utilizza da quindici anni -, realizzate appositamente per la mostra. Le opere sono un gigantesco "pompon" di due metri di diametro e un'amaca e un lettino - gli ultimi pensati come prototipi con possibilità di produzione in diversi colori.

Il video Yvonne (1997) è un racconto pseudo-biografico dei primi ventisette anni della vita dell'artista; tutti gli abiti indossati nel filmato sono in lana.

Nel video Pausa (1999) una ragazza di-mostra una gonna che serve anche da coperta.

Completano l'installazione due fotografie in b/n di capi creati da Rosemarie Trockel, scattate in Sicilia da Shobha, artista e fotoreporter che vive a Palermo, conosciuta per i suoi reportage di mafia e di guerra e premiata nel 1998 con il prestigioso World Press Photo.

La già significativa presenza della Trockel alla Biennale è rafforzata dal progetto milanese che riprende i temi del sonno e del tempo, affrontati nel Padiglione Germania: il riposo e il via-vai in un dormitorio "pubblico" sono, infatti, il soggetto del video Sleepingpill, parte dell'installazione veneziana. Come suggerisce W. Dickhoff in catalogo, queste "sleeping-room" possono essere luogo di pausa, di interruzione dalle catastrofi quotidiane, uno scenario di futura attività passiva, oppure un luogo del lasciar perdere o del tralasciare; o ancora una visione di un futuro di esausta indifferenza.

Rosemarie Trockel è nata a Schwerte in Germania nel 1952. Dal 1972 al 1978 ha studiato pittura alla Werkkunstschule di Colonia. Ha iniziato la carriera artistica nel 1983. Dal 1998 insegna arte alla Kunstakademie di Düsseldorf. L'artista vive e lavora a Colonia.

Il progetto è realizzato con la collaborazione del Goethe-Institut e con il supporto di IFA Institut für Auslandsbeziehunge

Il filato è offerto da Zegna Baruffa - Lane Borgosesia. Lo sviluppo tecnico del progetto è dello Studio Yasmin Naqvi di Vicenza, specializzato in maglieria, in collaborazione con Clerprem spa (Carrè, Vicenza) per i materiali poliuretanici.

L'evento è organizzato con la collaborazione della galleria Le Case D'Arte.

"Il progetto di Rosemarie Trockel per Viafarini fu ottenuto grazie al gallerista Pasquale Leccese, Le Case d'Arte, presso cui avevo lavorato per un anno, nel 1990, prima della fondazione di Viafarini. Pasquale veniva a sua volta dalla scuola del gallerista Franco Toselli, presso cui aveva lavorato negli anni ottanta, ed era attualmente marito della gallerista tedesca Monica Spruth. La Spruth a sua volta era originariamente un’artista ed aveva aperto quella che sarebbe diventata una delle più prestigiose gallerie al mondo contornata da una squadra di artisti tra cui Rosemarie Trockel.

Avevo lavorato per la Spruth durante una fiera a Basilea, nel 1990, dove avevo apprezzato lo spirito teutonico della galleria. E avevo conosciuto Pasquale Leccese grazie al comune amico Aldo Cibic, mentre lavorava a Milano presso lo studio di comunicazione culturale Proiezione di Patrizia De Mocheli".

Patrizia Brusarosco

"Mario Gorni, fondatore di Careof con cui Viafarini collaborava ormai stabilmente, era ormai uso a documentare con macchina fotografica e video molte delle cose che avvenivano a Viafarini. D’altronde non c’era attività a Milano e nel mondo che Mario non cercasse di documentare per il suo immenso archivio".

Patrizia Brusarosco

"La ricerca di Rosemarie Trockel ha spesso privilegiato le collaborazioni, con amici e professionisti. Per Viafarini Rosemarie chiese alla fotografa professionista ed amica siciliana Shobha un intervento sugli abiti decisi con Rosemarie. Ne risultarono due grandi stampe fotografiche in bianco/nero".

Patrizia Brusarosco

"L’edizione per Viafarini, in tiratura di sei fotografie, fu pensata assieme a Rosemarie Trockel e Pasquale Leccese partendo dall’immagine fotografica dell’invito. L’edizione, valorizzata un milione di lire, circa mille euro attuali del 2020, andò a ruba la sera stessa dell’inaugurazione".

Patrizia Brusarosco

"Monica Thurner iniziò a collaborare con Viafarini nel 1996, quando aveva appena terminato il suo master in Arts Management alla City University di Londra ed aveva realizzato una tesi sulla progettazione di uno spazio artistico indipendente a Milano. Monica su rivelò subito una persona straordinaria, sia dal punto di vista umano che per le sue competenze. A parte le lingue - madrelingua tedesca e con studi in Germania e in Inghilterra - Monica era brava in ogni mansione dell’Archivio e in special modo nella sua digitalizzazione. Si occupò però anche di organizzazione generale, di traduzioni simultanee e degli uffici stampa, che iniziò a realizzare anche per altre realtà. Nel 2010 Monica decise di ritirarsi a fare la mamma di quattro bambini, ma entrò nel consiglio direttivo per sostenere Viafarini".

Patrizia Brusarosco

"La produzione della palla di lana fu eseguita da me, appassionata di lavori manuali, con il supporto della fashion designer Yasmin Naqvi e dell’amico Roberto Marchesi con la ditta Clerprem spa, grazie a cui fu realizzata la grande palla di poliuretano di due metri di diametro. A essa vennero applicati decine di pon pon da me realizzati a mano con la lana di Zegna Baruffa.
Per realizzare le foto di invito ed edizione, collaborarono mio nipote, Alessandro Cunico, e la figlia di Yasmin e Roberto, Elena Marchesi. Nello spirito dei lavori di Rosemarie Trockel, che privilegiano le collaborazioni".

Patrizia Brusarosco

"Shoba volle farmi omaggio di un suo scatto fotografico mentre allattava Roberto, di appena  tre mesi, sul letto di lana di Rosemarie Trockel".

Patrizia Brusarosco

L'invito

Veduta dell'installazione.
Foto di Mario Gorni

L’immagine per l’invito

Foto di Shobha

La palla di lana in lavorazione, presso Clerprem spa

Istruzioni per il fotografo

Studio fotografico e grafico per l’edizione, con Elena Marchesi e Alessandro Cunico

Studio per l’edizione

Studio per l’edizione

Studio per l’edizione

Studio per l’edizione

Studio per l’edizione

L’edizione

Rosemarie Trockel durante l’inaugurazione

Alessandro Cunico durante l’inaugurazione

Rosemarie Trockel, la gallerista Monica Spruth, Shoba durante l’inaugurazione